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Esperti senza esperienza

A proposito di quei presunti esperti in non si sa bene cosa

BIELLA – Le regole sono chiare: i due vaccini attualmente disponibili contro il Covid danno l’immunità dopo una settimana dalla seconda dose, tra le due somministrazioni devono trascorrere almeno tre settimane, durante le quali non si è protetti dal virus. La protezione dovrebbe durare diversi mesi, ma è ancora presto per sapere di preciso quanti.

Ad oggi il vaccino è l’unica arma per contrastare il contagio, eppure un sondaggio lanciato da questo giornale pochi giorni fa, rileva che solo due biellesi su tre si farebbero vaccinare. Il personale sanitario del Biellese, incluso quello amministrativo e delle RSA, registra un dato lievemente migliore, ma ancora emblematico di una certa diffidenza diffusa, visto che solo tre su quattro si farebbero iniettare il siero anti Covid.


Esclusi gli integralisti No-Vax, ci si deve interrogare sui motivi di questa resistenza, che si origina in una politica senza autorevolezza che si affida a task force, come quella della nostra Regione.

Task force formata da presunti esperti in non si sa bene cosa, visto che nessuno di loro vanta esperienza nella gestione di un’epidemia.
Lo stordimento dato da un flusso di informazioni contraddittorie che mettono in discussione ogni evidenza scientifica, nonché la continua schermaglia tra Stato centrale e Regioni, per scaricarsi reciprocamente responsabilità, disorienta i cittadini e confonde la catena di comando, che diventa sempre più lunga e ingarbugliata.


A Biella come funzionerà il piano vaccinale? Si sa poco, alcune dosi sono già state iniettate, ma ci si chiede se il piano terrà conto delle regole di somministrazione e in quanto tempo si raggiungerà la copertura totale di tutta la popolazione, visto che l’effetto di immunità ha un tempo più limitato della nostra velocità di organizzazione.


La nomina di esperti senza esperienza fa sorgere il dubbio che alcuni politici abbiano dimenticato una dottoressa biellese, Maria Bonino, che si immolò per contrastare l’epidemia di Marbourg (febbre emorragica parente stretta di Ebola) in Africa, contribuendo a evitare che il contagio dilagasse. Oggi la fondazione che porta il suo nome è attiva e coordina azioni per il controllo delle epidemie, facendo proseliti in tutto il mondo.


Un altro biellese, Edoardo Tagliani, da 20 anni lavora in zone di guerra e catastrofe naturale dove spesso scoppiano violente epidemie e, lui come tanti altri italiani che fanno il suo stesso mestiere, si occupa anche di coordinare i piani di distribuzione di medicinali e vaccini, gestendo logistica e trasporti in luoghi decisamente più complicati che l’Italia.
La politica, locale e regionale, non dimentichi il nostro capitale umano, quello vero fatto da professionisti che conoscono le epidemie, se vuole tutelare la salute di tutti e aiutare il Paese a riconquistare la libertà che il virus ci ha negato.

Vittorio Barazzotto

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