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Gli sbiellati, la rubrica di Lele Ghisio

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In questi giorni si è diffusamente parlato, tra indifferenza e indignazione, della soppressione senza preavviso – o comunque scarso, o comunque inadeguato, da parte di Atap, di alcune corse: cittadini rimasti al palo accanto alle paline della fermata dell’autobus che stavano aspettando. E dire che il trasporto pubblico è uno di quei servizi definiti “essenziali”. Invece.

All’inizio di quest’anno avevamo già tentato un ragionamento, titolando un pezzo: “Il trasporto locale che non c’è”. O c’è e non si vede, potremmo aggiungere ora dati gli effetti sulla quotidianità di chi ne fa uso. In un intervento successivo, giocando con l’intelligenza artificiale e interrogandola su questioni locali, lasciammo fuori testo, per motivi di spazio, anche una domanda in cui si chiedeva all’AI quale fosse il peggior difetto di Biella.

L’effimera risposta, nonostante l’alto livello di compiacenza, fu: «Tra i difetti segnalati da alcuni abitanti e visitatori, ci sono la mancanza di attenzione ai giovani, la carenza di spazi verdi e parchi pubblici, la scarsità di servizi di trasporto pubblico in alcune zone della città e la presenza di alcune aree degradate. Tuttavia, è importante sottolineare che questi difetti non sono assoluti e che Biella è comunque una città piacevole e accogliente». Ecco, siamo comunque piacevoli e accoglienti, ma è proprio sul quel “comunque” che è utile ragionare senza fingere la solita indifferenza e continuare a fischiettare felici della lisciata di pelo di un’intelligenza artificiale.

Questo l’amaro stato dell’arte a favor di chiacchiera, perché le giustificazioni fornite dall’azienda hanno un che di surreale: «Atap ha esaurito le scorte di personale abilitato alla guida». A cui si aggiunge in un comunicato: «Stante l’indisponibilità di personale, non sarà possibile affiggere alcun avviso alle fermate e sugli autobus. Inoltre, considerata l’evoluzione giornaliera delle assenze/presenze, risulta al momento impossibile fornire indicazioni relative alle giornate successive».

I numeri delle corse, quindi, sarà come giocarseli al Lotto confidando che escano quelli giusti per andare a scuola o al lavoro. Per una società che afferma che il core business – sono parole sue – è rappresentato dal Tpl (Trasporto pubblico locale) non è male.

Atap (Azienda trasporti automobilistici pubblici) è società partecipata i cui maggiori azionisti sono Provincia di Biella e Provincia di Vercelli, a cui si sommano comuni del territorio con quote minori. La sua governance è quindi politica, decisa dagli equilibri in essere. Se avete già il dito sul grilletto della polemica facile, i compensi lordi del consiglio d’amministrazione e la sua composizione li trovate direttamente sul sito.

Regione Piemonte, attraverso l’Agenzia per la mobilità piemontese (Amp), gestisce le “compensazioni finanziarie” da corrispondere alle varie società piemontesi a fronte di un contratto di servizio pubblico. Non è il solo biglietto pagato dall’utente, a determinarne il bilancio. Allora, gira che ti rigira, anche queste compensazioni sono frutto di decisioni politiche. La nostra sensazione di essere periferia dell’impero torna a farsi sentire. Staremo a vedere ora che, da qualche giorno, alla presidenza dell’Amp è stato nominato il Presidente della Provincia di Vercelli.

Il paradosso è che negli anni, per far quadrare i bilanci, sono state tagliate percorrenze e personale nonostante l’ultima Indagine sulla mobilità e qualità dei trasporti piemontese (Imq 2022) evidenzi il fatto che, seppur di poco, la nostra mobilità individuale (il numero di spostamenti giornalieri pro-capite) sia lievemente aumentata.

In ogni caso, poco importa che il presidente Atap in carica (un biellese) dichiari che la carenza di personale sia “una questione nazionale”. Anzi, a maggior ragione dovrebbero essere chiare alcune dinamiche strutturali. Come, per esempio, le dimissioni volontarie degli autisti in organico o la difficoltà di reperirne di nuovi che, a questo, preferiscono altri impieghi. Qualche ragione ci sarà bene. I sindacati la individuano nella scarsa retribuzione e negli orari di lavoro spesso schizofrenici (quelli detti “a nastro”); così come gli elevati costi per conseguire la patente necessaria. Farvi fronte allargando le braccia in un gesto d’impotenza è piuttosto ridicolo e triste.

Fino a qui per spiegare un po’ di cose che raramente trovano spazio negli articoli di cronaca. Il punto vero però, è che abbiamo un territorio scollegato da sé stesso. Incapace di immaginarsi collegato in maniera innovativa, con gli abitanti costretti a ricorrere al trasporto privato incolonnandosi all’ora di punta e i turisti a spostamenti fai da te. Forse c’è un fraintendimento sul concetto di mobilità sostenibile, che non si raggiunge eliminando mezzi e tratte. Ci troviamo invece di fronte, ancora una volta, a un’immobilità insostenibile: quella progettuale.

Lele Ghisio

1 Commento

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  1. Ardmando

    15 Novembre 2023 at 8:05

    E’ lo scotto da pagare per avere fatto a pezzi e sradicato il trasporto su rotaia, che in Biella e provincia contava numerose linee, tanti anni fa. Invece di inabissare le rotaie di treni e tram, avrebbero dovuto mantenere ciò che c’era e ampliarlo. Oggi a mala pena si riesce ad avere qualche misero collegamento dall’unica malandata stazione. Biella ha quello che si merita.

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