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Mohamed Soudassi: due culture, una pista e un sogno chiamato oro
Il giovane velocista, campione europeo con la staffetta azzurra 4×400, due giorni dopo il successo si è raccontato a una studentessa del liceo del Cossatese: «Spesso mi chiedono se mi sento italiano o marocchino, rispondo sempre: “Entrambi”. E non per questo sono meno italiano o meno marocchino di altri. Sono una sfumatura delle due cose e mi piace così»
L’intervista a Mohamed Soudassi realizzata dall’aspirante giornalista Chiara Di Stefano, studentessa del Liceo del Cossatese, e pubblicata su «La Ragnatela», il giornalino della scuola.
Mohamed Soudassi, velocista classe 2006 e vincitore dell’oro europeo nella staffetta 4×400, è uno dei giovani talenti dell’atletica italiana. Nato in Marocco, vive in Italia da quando è piccolissimo, portando nella sua storia due culture che si incontrano attraverso lo sport, uno spazio capace di abbattere barriere, superare pregiudizi e unire persone e identità diverse.
Il suo percorso è iniziato seriamente nel 2022, tra sacrifici, allenamenti e tanta voglia di crescere. A Molfetta ai campionati italiani ha conquistato l’oro Under 23, ottenendo il pass per gli Europei. Ed è proprio sul palcoscenico europeo che è arrivata una delle soddisfazioni più importanti della sua giovane carriera.
A Birmingham 2026, Mohamed ha conquistato un oro storico per l’Italia nella staffetta 4×400 insieme a Edoardo Scotti, Luca Sito e Lorenzo Benati, disputando una frazione straordinaria e contribuendo a portare la nostra nazione al primo posto nel medagliere, davanti ai padroni di casa.
La storia di Mohamed, nonostante la sua giovane età, racchiude tutto questo: emozioni, sacrifici, integrazione e il valore dello sport come strumento per andare oltre i pregiudizi. Un percorso che unisce culture diverse e che nella pista di Birmingham ha trovato uno dei suoi momenti più belli.
L’intervista è stata realizzata due giorni dopo la vittoria, per capire ancora meglio le emozioni di Mohamed e ciò che ha significato per lui vivere da protagonista un momento così importante.
Hai iniziato a praticare atletica seriamente nel 2022 e, in un arco di tempo sorprendentemente breve, sei passato dai primi passi in pista a correre 45”10 nei 400 metri. Se ripensi a questo percorso, che cosa credi abbia fatto davvero la differenza nella tua crescita e quando hai iniziato a percepire che il tuo talento poteva portarti molto più lontano di quanto immaginassi all’inizio?
La differenza sostanziale è stata allenarmi già ai ritmi di gente che partecipava a manifestazioni nazionali, come per esempio i miei compagni che avevano già avuto esperienze ai campionati italiani; allenarmi subito in un contesto agonistico mi ha aiutato a migliorare velocemente. E poi è fondamentale anche dare importanza a qualcosa che piace. Per me l’atletica, fin da subito, aveva lo stesso peso della scuola, anche se le soddisfazioni sportive non sono arrivate subito; nei primi anni ho avuto un po’ di problemi ad equilibrare le due cose.
A Molfetta non hai soltanto conquistato il titolo italiano Under 23: con il tempo di 45”10 hai conquistato anche il pass per gli Europei, trasformando una gara straordinaria in un vero punto di svolta della tua carriera. Qual è stato il primo pensiero quando hai visto quel tempo sul tabellone e come sono cambiate, da quel momento, le tue aspettative per l’appuntamento europeo?
Quello che è successo a Molfetta non me lo spiego nemmeno ora. La stagione era iniziata male a causa di una frattura scomposta al piede, sono stato in stampelle e con il gesso per quasi due mesi, senza poter correre e perdendo tutti i progressi fatti fino a quel momento. In pochi mesi sono riuscito a riprendere la forma, ma non mi sarei mai immaginato di riuscire a correre a 45”10.
In pochi anni sei passato dall’essere un giovane atleta ancora agli inizi del tuo percorso al ritrovarti accanto a campioni che hanno costruito la loro carriera attraverso anni di Olimpiadi, Mondiali ed Europei. C’è qualcuno di questi atleti dal quale prendi particolarmente ispirazione e che rappresenta per te un modello, magari per la sua mentalità, per il modo di allenarsi o per il suo percorso sportivo?
Sono stato catapultato tutto d’un tratto all’interno di un universo che vedevo solo in tv o attraverso il telefono. Pranzare, cenare e parlare con gente che stimi ha fatto un effetto strano all’inizio; ora la mia stima è rimasta uguale, perché riesco a vedere i sacrifici degli atleti che praticano tutte le specialità.
Sei nato in Marocco, sei cresciuto ad Avola e oggi indossi la maglia della Nazionale italiana: la tua storia racconta, attraverso lo sport, l’incontro di culture e identità diverse. Quanto pensi che lo sport possa concretamente aiutare ad abbattere quelle barriere, quei pregiudizi e quelle forme di razzismo che ancora esistono fuori dalla pista?
Molto spesso mi chiedono se mi sento italiano o marocchino. Io ho sempre risposto entrambi. Non ha senso negare nessuna delle mie due culture. Questo però non implica che sia meno italiano o meno marocchino di altri miei connazionali. Ho sempre detto che sono una sfumatura delle due cose e che mi piace così. Lo sport aiuta ad affrontare tematiche delicate e a sensibilizzare il più possibile. Per questo sono fiero di essere un ragazzo che rappresenta lo sport.
Sei ancora molto giovane, ma hai già conquistato un oro europeo nella staffetta, contribuendo a un successo che ha portato l’Italia sul tetto d’Europa e al primo posto nel medagliere. Vivere una vittoria così importante con la maglia azzurra, davanti a un pubblico e insieme a compagni con cui hai condiviso questo percorso, quali emozioni ti ha lasciato e che cosa rappresenta per te, a livello personale e sportivo, essere diventato campione d’Europa?
Le emozioni sono indescrivibili. Sono già passati due giorni dalla vittoria, ma solo a pensarci il mio cuore non smette di provare felicità. Devo ancora realizzare che è successo davvero, e spero di riuscire a provare quelle stesse emozioni altre volte nella mia vita da atleta, rivivendo il sogno indimenticabile di quell’oro nella staffetta.
Ringraziamo Mohamed Soudassi per aver condiviso con noi le sue emozioni e per averci permesso di conoscere e rivivere il suo percorso. È stato un piacere e un onore intervistare un giovane atleta così promettente e, attraverso le sue parole, rivivere l’emozione unica della sera del 16 agosto 2026, quando la staffetta 4×400 ha chiuso gli Europei regalando all’Italia un oro indimenticabile.
Grazie Mohamed, e in bocca al lupo per tutto ciò che verrà.
Chiara Di Stefano
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