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Biella

La crisi di giunta è diventata una telenovela

Dopo l’abbuffata canora sanremese per Biella non è cambiato proprio niente: niente “Brividi” insomma, piuttosto le solite “Canzoni Stonate”

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Care amiche e cari amici,

dopo l’abbuffata canora sanremese per Biella non è cambiato proprio niente: niente “Brividi” insomma, piuttosto le solite “Canzoni Stonate” come ben cantava il sempreverde Gianni Morandi. Ma a proposito di verde, padano, c’è da registrare in realtà un cambiamento epocale, forse passato inosservato.

Se parliamo della crisi di Giunta in città, ormai diventata telenovela, come non saltare sulla sedia alle dichiarazioni del sindaco Corradino, quando, interrogato sugli sviluppi di questa vicenda, ha dichiarato candidamente come tutto ormai dipenda da Roma, dopo le note vicende dell’elezione del presidente della Repubblica.

Da Roma? Ma come? E tutte le battaglie quasi trentennali sull’autonomia del Nord, su Roma ladrona, sull’autonomia fiscale, le gabbie salariali, la Padania dove sono finite?

Si sono sciolte anch’esse come il centrodestra melonian/salviniano come neve al sole?

Se così fosse – ed è proprio così – non resta che prender atto che la famosa ampolla del Po fa un po’ acqua da tutte le parti con buone pace di tutta la classe politica leghista locale, sempre più democristiana e alla ricerca dell’alleanza perduta ad ogni costo, liste civiche comprese.

Senza tanti “grilli…ni” per la testa un tempo il nostro bravo sindaco “Claudio da Giussano” avrebbe caricato lancia in resta chi ancora oggi tiene la giunta della città appesa ad un filo. Altro che Roma… Oggi invece, la musica è cambiata, e se ci fosse ancora il processo al Babi chissà quante ne avremmo sentite in merito a questa situazione, quanto materiale “utile” per il bravissimo Beppe Pillitteri.

I tempi cambiano, purtroppo, anche farsi una risata è diventato un problema, speriamo ci pensi “al Cucu” a riportare un po’ tutto nel giusto ordine delle cose.

A proposito di giusto ordine, leggo che molti con forte disappunto condannano l’aumento del prezzo del caffè al bar anche in città, un’abitudine di tutti che rischia di venir abbandonata.

Guardate, io su questo vado un po’ controcorrente: non è con l’aumento del caffè che i bar potranno rivalersi di tutto quello che hanno perso in questi due anni di pandemia.

Nessuno sino ad ora si era mai preoccupato troppo di quanto certe categorie commerciali stessero soffrendo per mancanza di aiuti e ristori ai tempi del covid.

Solo oggi, sulla tazzina del caffè più salata, ci si lamenta, si protesta ci si accorge di un problema che vede nell’aumento del caffè solo la punta di un iceberg.

Forse in questa città più che raccogliere le firme per l’elezione diretta del capo dello Stato sarebbe meglio dedicarsi alla raccolta di firme per questioni più urgenti e concrete, quali le raffiche di aumenti e rincari che ci aspettano al varco. Istanze queste, e lo hanno capito anche quelli della Lega, da portare a Roma con deferenza, sperando di essere ricevuti. Come ai vecchi tempi della DC…

Luigi Apicella

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