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Sul ponte sventola la zona bianca

Sale & Pepe, la rubrica di Luigi Apicella

Cari amici,

“sul ponte sventola… la zona bianca, sul ponte sventola… la zona bianca…”.

Ci scuserà Battiato se abbiamo preso a prestito, riadattandolo alla situazione attuale, il ritornello di una sua famosissima canzone. Perché, vedete, Biella resta zona rossa, nella peggiore delle ipotesi si prospetta un altro aprile di totale chiusura, ma c’è chi in giunta riesce a “tenerci tutti in armonia”, famiglie sul lastrico, imprese e commercio allo stremo, con annunci trionfalistici del tipo: “A breve potremmo essere zona bianca..”.

Ho la vaga impressione che al sindaco Corradino sfugga l’aspetto concreto del problema, che al solito fa la differenza. A meno che il suo non sia un ritorno di fiamma alle origini dell’autonomia padana e dell’indipendenza stile “Biella ai biellesi…”.

Intanto sa benissimo che non deciderà né lui, né la Regione Piemonte sul prossimo colore da “far indossare” ai biellesi; che fare annunci di questo tipo senza né capo né coda – la differenza la fanno i dati – si rischia di fare la solita operazione alla “spera in Dio” di cui la politica in questo anno ha dato ampie dimostrazioni; che ora che il suo partito è forza di governo alzi finalmente il telefono chiamando l’amico di Biella (e di Mario Draghi) Matteo Salvini chiedendogli coerenza e regole certe nelle decisioni che ci riguarderanno tutti per i prossimi mesi.

Perché da zona bianca a bandiera bianca – Battiato ce lo dice – il passo è breve anche qui alle pendici del Mucrone.

Se vai al governo, forte anche di precedenti prese di posizione riguardo al tema apertura/chiusura delle attività in sicurezza devi poter incidere e portare a casa qualcosa di quanto dicevi. Se non lo fai, se non ci riesci, o se facevi solo propaganda, ne dovresti trarre le conseguenze.

Certo capisco anche che in una situazione di questo tipo stare all’opposizione ha i suoi vantaggi, perché ti consente di stare dalla parte della “gente in difficoltà” contro il governo “cattivo” che chiude tutto. Ed infatti anche i fratelli d’Italia made in Biella una volta sì e l’ altra pure alzano il tiro nella contrapposizione con la Lega, dimostrando una volta di più che il Covid è alla resa dei conti uno strumento “utile” elettoralmente da non lasciarsi sfuggire per le prossime “manovre” a palazzo Oropa e dintorni. Quindi comunque la pensiate su scuola, ripartenze e ristori, il problema sostanziale per le tante realtà e attività biellesi in difficoltà rimane sempre sulle loro spalle.

Soltanto il pensare di “ristorare” le aziende che nel 2019/2020 hanno avuto perdite per oltre il 30% del fatturato, tutte le altre escluse, è non solo pura follia ma anche se non soprattutto malafede. Servirebbe un reddito di impresa per tutti coloro che sono fermi, un reddito calcolato in base alle ultime dichiarazioni dei redditi. Questo sarebbe un punto di vista equo su cui ragionare.

Oggi invece abbiamo l’Italia suddivisa in tre fasce di reddito: reddito da stipendio fisso, di cittadinanza e… reddito di speranza, quest’ultimo per tutti coloro che tacciati da sempre di essere “evasori fiscali” ora la devono pagare per tutti. Per fortuna che in tante situazioni a salvare il salvabile ci sono ancora una volta le vecchie generazioni, in grado di garantire per le famiglie di figli e nipoti un po’ di sicurezza.

Chiudiamo “in bellezza”, sempre con Battiato: “Quante squallide figure che attraversano il paese, come è misera la vita negli abusi di potere…”.

Luigi Apicella

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