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BiellaPensieri e parole

Le immagini della guerra

Ecco “Pensieri e Parole”, la rubrica curata da Vittorio Barazzotto

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Ci sono biellesi che portano il nome della nostra città nei luoghi più difficili e pericolosi del mondo. È il caso di Ivo Bonato, videoreporter di professione, che giovedì scorso è tornato idealmente a casa, a Città Studi, per condividere le esperienze maturate sui fronti di guerra, dalla Siria all’Ucraina. Un’occasione organizzata da Federmanager per guardare i conflitti da una prospettiva diversa, non attraverso le analisi degli esperti, ma con le immagini di chi la guerra la documenta sul campo.

In sala erano presenti giornalisti dei TGR, gli amici di lunga data Beppe Anderi e Maurizio Pellegrini e un folto pubblico. Cesare Maia ha moderato gli interventi.

Attraverso filmati e racconti, Bonato ha restituito il valore umano e professionale di un mestiere rischioso e indispensabile. Documentare un conflitto non significa soltanto registrare gli eventi, ma dare voce alle vittime, mostrare ciò che spesso resta lontano dai nostri occhi e aiutarci a comprendere che cosa accade davvero dietro le notizie e le dichiarazioni ufficiali.

Particolarmente significativi sono stati gli interventi degli inviati dei telegiornali Rai. Andrea Luchetta, inviato del TG1, e Lucia Goracci, inviata di guerra del TG3, intervenuta in collegamento, hanno contribuito a raccontare le difficoltà e le emozioni di chi si trova a documentare la guerra in prima persona. Il collegamento con Goracci, in particolare, ha aggiunto alla serata una testimonianza intensa e toccante, capace di avvicinare il pubblico alla realtà quotidiana di chi opera in scenari nei quali il pericolo e la sofferenza sono presenze costanti.

L’incontro ci ha ricordato quanto l’informazione libera e diretta sia un presidio fondamentale della democrazia. Senza giornalisti capaci di raggiungere i luoghi in cui si combatte rischieremmo di conoscere la guerra soltanto attraverso le parole di chi la conduce, la giustifica o cerca di trarne vantaggio.

Le immagini viste a Città Studi hanno restituito una verità impossibile da ignorare: la guerra è sempre una sconfitta. Le ragioni che accompagnano l’inizio di un conflitto finiscono spesso per confondersi con le responsabilità, mentre sul terreno restano solo le vittime.

Il lavoro di reporter assume un significato che va oltre la professione. Testimoniare significa impedire che la distanza trasformi il dolore in una notizia qualsiasi e che le vittime diventino semplici numeri, insomma che l’abitudine alle immagini della guerra ci renda indifferenti.

C’è poi un ultimo aspetto che ha reso preziosa e originale la serata: la capacità di ascolto, lontano dalle contrapposizioni pregiudiziali e dai dibattiti trasformati in una gara fra tifoserie, dove ciascuno è convinto di avere la verità in tasca. Di fronte alla testimonianza diretta, invece, si riscopre il valore del dubbio e della conoscenza.

Incontri come di questo tipo hanno dunque un valore che supera la cronaca di una serata. Ci ricordano che conoscere è il primo passo per comprendere e che un’informazione libera è indispensabile per formare cittadini consapevoli. Perché la guerra può essere raccontata da molte voci, ma soltanto il coraggio di mostrarne la realtà ci aiuta a guardarla senza filtri e senza alibi.

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