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Pausa Caffè

Una società che capitalizza anche la morte

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Mettiamoci il cuore nei grandi eventi biellesi. Gli alpini biellesi hanno penato per decenni per riuscire a portare la grande Adunata delle gloriose penne nere a Biella e poi, tutto si esaurisce con il metallico fragore dei registratori di cassa? 

BIELLA – Diciamoci la verità: il morto rende. E si sta cercando di farlo rendere sempre di più. Se vittima di un evento cruento o se personaggio di più o meno ampia popolarità, rende copie e audience a giornali e televisioni. Se persona comune, rende alle onoranze funebri che da qualche tempo hanno abbattuto ogni esitazione per lanciarsi in spot pubblicitari francamente imbarazzanti. Rende a chi è destinatario di lasciti o eredità consistenti. E, ormai sempre più insistentemente, si tenta di farlo rendere anche inducendolo a testamenti che portino benefici ad associazioni di volontariato, onlus, organizzazioni umanitarie. Oppure ad associazioni che si occupano della tutela degli animali e dell’ambiente.

Gli spot televisivi si sono fatti battenti e sono andati ad affiancarsi a quelli già ben noti pensati per sostenere economicamente Telethon, il Filo d’Oro, l’Associazione Sclerosi Multipla, Greenpeace, la Lav e tante altre realtà che si occupano di prevenzione e solidarietà. Giusto sollecitare la sensibilità in termini ampi, un po’ meno tentare di ipotecare le intenzioni di chi non ci sarà più. Soprattutto perché, a rigor di logica, in uno Stato che funziona, prevenzione, salute e tutela dell’ambiente dovrebbero essere priorità a carico dello stesso Stato al quale ciascuno di noi (salvo eccezioni che dovrebbero essere individuate e perseguite con ferma determinazione) con il sistema fiscale versa, proporzionalmente ai propri redditi, somme che dovrebbero essere destinate anche all’assistenza, alla cura ed alle emergenze sociali.

Ed invece ora si cerca di circuire anche il morto prossimo venturo che, andandosene, non solo libererà una posizione pensionistica, con il fondato dubbio che tra qualche anno altri possano godere dello stesso trattamento, ma dovrebbe anche sentirsi in qualche modo in dovere di vincolare i suoi beni a sostegno di qualcuna di quelle realtà che da anni si stanno sostituendo allo Stato per cercare di recare un po’ di sollievo ai sofferenti. Umanamente è difficile sottrarsi a questi appelli, ma eticamente è altrettanto difficile non lasciarsi cogliere da una sgradevole sensazione di presa per i fondelli.

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1 Commento

1 Commento

  1. Ardmando

    11 Gennaio 2024 at 8:54

    Le garantisco che invece è facilissimo sottrarsi a questi appelli spilla-soldi. E’ lo Stato che deve farsi carico di sostenere queste associazioni. Paghiamo già tasse abbondanti, che utilizzino i proventi delle lotterie, del gioco d’azzardo e dei monopoli per sostenere associazioni e ricerca. Se ci fosse logica, il 90% dei proventi della vendita di tabacchi dovrebbe andare alla ricerca scientifica e al sostegno della sanità e delle associazioni collegate.

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