BiellaPausa Caffè
Un altro “benvenuto” al nuovo questore
Ecco “Pausa Caffè”, la rubrica curata da Giorgio Pezzana
Il benvenuto a Biella al nuovo questore Anna Maria Di Giulio, hanno pensato bene di darglielo non solo le autorità, come prassi prevede, ma anche i soliti balordi che al calar della sera iniziano a dare il meglio di loro, come accaduto pochi giorni or sono, nella centralissima via Trieste.
La solita banda di giovinastri, per lo più nordafricani, di seconda o chissà quale generazione, poco importa, hanno spaccato vetri delle auto in sosta, preso a calci portoni, inveito contro chi si affacciava sui balconi e, all’arrivo della polizia, sono riusciti anche ad aggredire e ferire un agente che ha dovuto ricorrere alle cure del pronto soccorso. Ma neppure lì ha trovato pace perché ha incrociato uno dei vandali, accompagnato in ospedale per le sue condizioni di ubriachezza, che ha nuovamente manifestato la sua aggressività. Il giorno seguente un altro nordafricano, in evidente stato di alterazione, all’Esselunga ha minacciato una persona chiedendo denaro e poi dando in escandescenze, richiedendo nuovamente l’intervento delle forze dell’ordine.
Sono solo i due episodi più recenti di una serie che si sta protraendo ormai da tempo e che, un paio di anni or sono, in piazza Duomo, aveva visto un gruppetto di questi stranieri inveire bestemmiando contro la processione del Venerdì Santo.
La dottoressa Di Giulio ha alle spalle esperienze con vari incarichi a Firenze, Roma, nel Triveneto ed in Lombardia e questi episodi, probabilmente, ai suoi occhi, appariranno come poca cosa. Ma per i biellesi ed il Biellese, non lo sono. Qui vivono persone tranquille, che non manifestano gridando slogan per le strade, non berciano ogni giorno nelle vie e nelle piazze, non vanno a piangere nelle redazioni dei giornali. Gente che lavora, oppure pensionati (ed in questa provincia sono molti, più che altrove), gente che si fa gli affari suoi.
Ma il non parlare, non significa non vedere. Il non reagire non significa tollerare. Il chiudersi in casa la sera evitando brutti incontri, non significa accettare di aver ceduto il territorio a vandali, ubriachi e drogati. L’esasperazione è tanta, più di quanto non appaia. Le forze dell’ordine fanno quanto è in loro potere, ma poi solerti avvocati e accomodanti magistrati restituiscono alla strada chi dalla strada era stato tolto solo poche ore prima. Lo fanno appellandosi alle leggi e quindi andando ad alimentare un pericoloso scaricabarile che alla fine penalizza solo la gente perbene. Mi pareva giusto dirglielo, dottoressa Di Giulio, semmai lei avesse pensato di essere approdata in quella piccola Svizzera che Biella non è più.
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