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Gli Sbiellati

Gli Sbiellati spiegata bene, ex post

La rubrica di Lele Ghisio

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Fonzarelli di provincia

Al di là della parafrasi del titolo, sono confuso. Lo sarei meno se qualcuno davvero mi confondesse, con un altro. Invece parecchi lettori hanno confuso altro – nemmeno un altro o un’altra, proprio “altro” – con me o qualcun altro da immaginare. Bene, adesso che ho confuso anche voi, spiego meglio questo corto circuito e il motivo per cui si è prodotto.

“Casellante di Savona non ti passa proprio più, tutta la notte a guardar le auto andar su e giù”. Questo è il titolo, ma anche l’intero ipnotico testo, di una geniale canzone presentata al Festival di Sanscemo del 1992. Già, all’epoca esisteva anche questa fantastica parodia del festivalone nazionale. Un’epoca in cui la canzone demenziale usciva dalle cantine per entrare in classifica.

Questa canzoncina mi rimbalzava in testa a ogni viaggio in autostrada. Perché, a pensarci bene, doveva essere un bel po’ alienante fare il mestiere di casellante. Nota per chi non c’era: casellante era l’omino che, da dentro a un angusto gabbiotto, riscuoteva il pedaggio autostradale. Ingrugnito nei caselli di Carisio e Balocco, ma spesso gentile e di buonumore nel resto d’Italia, almeno fino a quando i caselli vennero automatizzati e, da allora, vi sfido a trovare un automobilista che, pagando la tratta, non abbia salutato quella voce elettronica così gentile. I più romantici e solitari l’avranno pure invitata a uscire, non so, ma qui sta il punto.

Semplificando: il pezzo della scorsa settimana conteneva un’intervista fatta a una vocina gentile che invece di parlare mi ha dato per iscritto le risposte. Questa cosa era ben esplicitata nella chiusa, dove specificavo che a rispondere è stata un’Intelligenza Artificiale (AI). Secondo me neppure troppo intelligente, visto che le risposte erano intrise di pelosa banalità e, quando si trattava di scendere nel dettaglio della nostra città, di grossolani errori. Ma è solo questione di tempo. Si perfezionerà e, allo stesso tempo, ci migliorerà e ci peggiorerà la vita. Sarà comunque dirompente: staremo a vedere, anche quest’attesa è stimolante.

Insomma, è come se la vocina al casello adesso potesse anche risponderci, magari mettendo in difficoltà quelli che vorrebbero invitarla a uscire sulle ali del rinnovato entusiasmo. Eppure, quando la rubrica ha fatto la sua apparizione sul web, tra sito e social del giornale, c’è chi ha argomentato il proprio commento come se avesse letto una vera intervista, nonostante già alcune domande, ancor prima delle risposte, fossero palesemente inverosimili.

Eppure l’argomento ChatGpt4 era sulla bocca di tutti i media, così tanto che il Garante della privacy ne ha stoppato l’utilizzo in Italia: oggi quell’intervista non potremmo farla, salvo facendo ricorso a una Vpn. Ora si discute sull’opportunità del provvedimento, tra l’altro adottato da ben pochi Paesi al mondo: Cina, Russia e Corea per dire. Fermare questa “cosa” in questo modo è un po’ come svuotare il mare con un secchiello, e vietare è il primo passo per restare indietro.

Comunque, ciò che mi ha confuso è l’alta percentuale di commentatori che non ha colto il punto, ma anzi ha rilanciato scomposta. Chi dando sfogo a sue frustrazioni, chi interrogandosi sgrammaticato sull’ennesimo complotto, chi contestando le risposte. Un’Intelligenza Artificiale avrebbe fatto meglio. In realtà il punto era, ancora, toccare il tempo a una città un po’ troppo adagiata sul passato e invitarla a reagire mettendola di fronte a un progresso tecnologico che non si limita certo a quello.

Prendo a prestito un’affermazione del filosofo Umberto Galimberti che fa più o meno così: “Il passato è trauma, il presente è analisi e il futuro è guarigione”. E di futuro, a Biella e dintorni, ne abbiamo un disperato bisogno. Invece, almeno online, assistiamo all’invasione degli ombelichi. E tutti lì, persi con lo sguardo nel vuoto, ognuno a rimirarsi il suo. Sbiellati compresi. Per fortuna qualcuno ha colto il senso, calmierando quest’eccesso di analfabetismo funzionale, riconoscendo la natura quasi farlocca dell’operazione e la sua ricerca di senso in un contesto più vasto.

Pubblicare un’intervista all’AI aveva anche l’intenzione di disvelare il futuro di certo giornalismo, che potrebbe essere di sicuro sbrigato da un’intelligenza artificiale in luogo di un giornalista in carne e ossa. Così come altri mestieri. Può questo essere fonte di preoccupazione? Non credo, nasceranno anche altri mestieri collegati e ci sarà da imparare un diverso modo di fare le cose, con una sostanziale differenza d’approccio, questo sì. D’altronde in città abbiamo sicuramente più meccanici per auto che stallieri: carrozze e cavalli li abbiamo abbandonati da un pezzo, per i nostri spostamenti.

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1 Commento

1 Commento

  1. Maria Vittoria Coggiola

    12 Aprile 2023 at 19:35

    A me ha divertita molto la sua intervista, letta ad una classe, in virtù del mio presunto ruolo di proffff di lettere, a tratti voce di donna casellante che grida nella landa desolata/ante. Mi è parso evidente l’obbiettivo di simulare l’assenza di un giornalismo ironico, incisivo, che tenta la resurrezione di un popolo sbiellato, contro un modello di scrittura prevedibile e priva di emozione. Direi di insistere nello sconvolgere animo e menti facilmente suggestionabili
    Prof Mavi

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