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Ungaretti: c’è anche un po’ di Biella nella sua storia

Pausa Caffè, la rubrica di Giorgio Pezzana

BIELLA – Cinquant’anni or sono, il 1° di giugno del 1970, moriva a Milano Giuseppe Ungaretti, grande poeta, icona dell’Ermetismo, ma anche grande personaggio reso popolare dalla televisione, ove era stato chiamato nel 1968 per la lettura di alcuni brani di Omero, prima della messa in onda delle varie puntate dell’Odissea. Nel 1970 Iva Zanicchi cantò “Un uomo senza tempo”, brano presentato in tv accompagnato da un filmato che ritraeva l’ultimo Ungaretti, vecchio e stanco, ma con l’intatta intensità di quel suo sguardo penetrante e vivo.

Fu ospite del seminario

Pochi sanno però che negli anni della prima Guerra Mondiale, Ungaretti fu per qualche tempo ospite del Seminario di Biella, all’epoca adibito ad ospedale militare. La prima a parlarmene, nei primi anni Ottanta, fu Maria Rosa Rugo, vedova del poeta triestino Mariano Rugo, che sull’onda dei ricordi suoi e del compianto marito, mi riferì di un giovane Giuseppe Ungaretti che, a suo dire, si sarebbe trovato all’ospedale militare di Biella più da “imboscato” che da malato. Mi parlò, in modo piuttosto irriverente, di un soldato che scriveva versi su morti e feriti in battaglia, standosene ben lontano dalla trincea. Le credetti solo parzialmente, anche perché la permanenza di Ungaretti a Biella non si protrasse per molto tempo.

Il ricordo del prof. Carlo Torrione

Pochi anni dopo, a parlarmi nuovamente del soggiorno biellese del grande poeta, ma con toni decisamente diversi, fu il professor Carlo Torrione, fratello dello storico Pietro, il quale mi manifestò l’intento di realizzare un’iniziativa che potesse ricordare la breve permanenza di Ungaretti nel Seminario Vescovile di Biella.

Una targa celebrativa

In quegli anni, ancor più di oggi, i biellesi poco o nulla sapevano di questa prestigiosa presenza in città. Tentò vanamente di coinvolgere in qualche modo l’allora amministrazione di palazzo Oropa, finchè decise di fare realizzare a proprie spese una targa celebrativa che fece affiggere in quei locali ove è tuttora visibile. E’ bello ricordare questo episodio oggi, mentre nel mondo si stanno imbrattando ed abbattendo statue che ricordano personaggi insigni, quasi come se fosse possibile barattare la storia con il nulla.

Giorgio Pezzana

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