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Eventi e cultura

L’esperienza della Boutique solidale

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Ho sempre immaginato un luogo dove anche l’ultima tra le persone etichettate come “meno abbienti” potesse trovare la possibilità di rivestire il corpo con abiti belli e, perché no, di marca. Rivestire il corpo per ridare all’anima la fiducia nel domani, con la consapevolezza che possiamo essere spogliati di tutto, ma non della nostra dignità di esseri umani e, soprattutto, del nostro diritto d’essere aiutati a riprenderci la nostra vita e non semplicemente accompagnati verso l’accettazione di dover vivere “da poveri”, di doverci vestire “da poveri” e nutrire “da poveri”.

La povertà non deve essere accettata come condizione di vita permanente, tanto più in questi momenti difficili per l’economia; proprio ora, ancora più forte deve essere la convinzione che tutto deve essere rivolto a non abbassare il livello di autostima delle persone, spesso rimaste prive di lavoro, qualifiche e ruolo sociale.

È per questo che ho immaginato un luogo dove ogni bambino possa trovare l’astuccio e lo zaino per accedere prima che al diritto allo studio, al quello all’uguaglianza tra i banchi di scuola; per questo, ho pensato a uno spazio dove entrare, scegliere e prendere, proprio come in un negozio vero, senza dover dimostrare a nessuno la propria condizione di indigenza, le proprie difficoltà, il fatto di riuscire proprio più a farcela, un ambiente dove non si deve certificare per iscritto una condizione che, molte volte, è già abbastanza umiliante di per sé.

La versione integrale della rubrica di Alberto Scicolone verrà pubblicata sulla Provincia di Biella di domani.