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Eventi e cultura

Efrem Galliera: «Il mio amato Ferragosto andornese»

«Con un gruppo di amici abbiamo dato vita ad una manifestazione che ha portato in valle Cervo centinaia di personaggi, bei tempi che non tornano più»

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ANDORNO MICCA – Prosegue con notevole soddisfazione il nostro emozionante e meraviglioso viaggio: quello fra gli anziani del Biellese. Ogni numero raccontiamo una nuova storia sempre diversa. Se anche voi volete essere intervistati scrivete a direttore@nuovaprovincia.it o chiamate la redazione al numero: 015.32383 oppure 346-7936093 (Mauro Pollotti).

Questa volta abbiamo intervistato Efrem Galliera, un personaggio noto nel Biellese, il patron del Ferragosto Andornese. Il 5 di settembre compirà ben 96 anni.

Efrem, un bel traguardo, 96 anni e non sentirli
«Il non sentirli è tutto da appurare (esordisce con fare scherzoso Ndr). Gli anni ci sono, per fortuna sto bene».
Signor Galliera lei che origini ha?
«Venete. Mio papà si chiamava Ferruccio, faceva il ciabattino, mentre la mamma Maria, lavorava in uno stabilimento. Ho trascorso parte delle mia adolescenza a Vaglio. Ero un ragazzo sveglio, spensierato e molto appassionato di motori. Avevo solamente 15 anni, quando scoppiò la Seconda Guerra mondiale. Dopo tre anni mi rifugiai in montagna tra le fila dei Partigiani. Erano periodi tristi. Appena finito il conflitto andai a lavorare a Biella dal Porrino, una grossa officina meccanica e carrozzeria che si trovava davanti al cinema Impero, in via Gramsci. Una volta acquisita un po’ di esperienza decidetti di mettermi per mio conto. Nacque così a Vaglio la Carrozzeria Galliera. Dopo qualche anno decisi di trasferirmi ad Andorno Micca, avevo degli operai, insomma il lavoro è sempre andato bene».
A che età si è sposato?
«Avevo 29 anni. Conobbi Andreina e capii che era la donna adatta per me. Ora ha 90 anni, siamo insieme da ben 67. Per scelta non abbiamo avuto figli. Una vita trascorsa tra lavoro e tanto amore: siamo stati proprio bene. Nella vita ci vuole una buona dose di fortuna per vivere. Da bambino non ne ho avuta tanta visto il periodo bellico, in seguito invece si».
Lei nel biellese è considerato un personaggio, sveliamo il perchè?
«Mah dice? Su allora sveliamolo».
Cosa le dice Ferragosto Andornese?
«Una meravigliosa manifestazione nata nel ‘36 dall’idea di quello che diventò poi l’omonimo Comitato, un bel gruppo di giovani della valle Cervo. Pensi che inizialmente al Parco La Salute non c’era il palco, i cantanti si esibivano sedendosi sui rami di una grande pianta. Quante serate simpatiche e divertenti. Dopo 20 anni i componenti del Comitato decisero di smettere, a quel punto io ed altri amici, circa 25, decidemmo di fondarne uno nuovo. Pian piano la manifestazione si ingrandì. Il primo presidente era il responsabile della banda musicale il signor Neco. Dopo un po’ di tempo lasciò l’incarico a Franco Liloni, farmacista del paese. Seguì poi Guido Rapa, Nel ‘59 il timone passò a me. Andai avanti fino al ‘73. Prima di andare avanti con l’intervista però vorrei ricordare tutti i miei compagni di viaggio del Ferragosto che, purtroppo con il tempo sono venuti a mancare».
Il Ferragosto Andornese portò nel Biellese centinaia di personaggi. Chissà quanti ricordi ha
«Tantissimi. L’organizzazione che avevamo messo in piedi era un orologio svizzero. All’interno del Comitato c’erano tutte le figure necessarie per andare avanti, come ad esempio: il tipografo che ogni anno stampava 40mila volantini promozionali, il fiorista che addobbava il palco, l’elettricista che curava gli impianti, due geometri, il fotografo ufficiale che era Sergio Fighera, scattò decine di migliaia di fotografie, insomma, non mancava nulla, tutti avevamo le competenze specifiche».
Sul palco del Parco La Salute all’epoca salirono decine e decine di personaggi noti tra cantanti e attori. Chi aveva il compito di contattarli?
«Io e il Guido Rapa. Contattavamo i vari impresari per prendere accordi sulle serate. Il Ferragosto durava 39 giorni dal lunedì alla domenica senza sosta. La manifestazione non girava solamente intorno allo spettacolo, si organizzava una importante gara ciclistica, una di pesca, momenti d’unione, insomma, il divertimento non mancava. Nel ‘69 andammo a trovare Giovanni Agnelli e riuscimmo a portare ad Andorno la squadra della Juventus al completo. Regalammo loro alcune bottiglie del liquore Rapa. Che bei ricordi. Pensi quanta gente arrivava, al Parco La Salute durante la festa, i numeri parlano chiaro: c’erano 1.600 sedie e 400 tavoli».
Ha ricordi simpatici magari di un cantante in particolare?
«Ne sono passati tantissimi, da Albano a Mina, i Dik Dik, Gianni Morandi. Racconto un aneddoto capitato con Adriano Celentano. Ricordo che la platea era colma, non ci stava più nessuno, quindi molti, per non perdersi lo spettacolo si arrampicarono sulle piante che circondavano l’area. Lui mi chiese: “Come mai su quegli alberi ci sono spettatori?” Io risposi senza indugio che il motivo era perché non avevano i soldi per pagare il biglietto. Ricordo che il suo manager, signor Dallabona firmò il contratto solamente perché eravamo un Comitato benefico. Era il 1964. Celentano ci costò 2 milioni. A quei tempi con quella cifra si poteva acquistare un alloggio, ma il grande flusso di spettatori paganti ci permetteva questo ed altro».
Il Ferragosto Andornese aveva intrapreso una collaborazione anche con Miss Italia. Ce ne vuole parlare?
« Si faceva una selezione tra la ragazze concorrenti che arrivavano dalle sette provincie del Piemonte. Alla fine la vincitrice accedeva direttamente a Miss Italia».
Sono trascorsi molti anni, da quel giorno che i riflettori si sono spenti. Sicuramente in lei regna tanta nostalgia di quei gloriosi momenti
«Tutto è finito e tutto è cambiato. Non esiste più nulla, ma i ricordi si, quelli per fortuna non svaniscono».
Se un gruppo di giovani le confidasse di voler organizzare una manifestazione analoga, che consiglio gli darebbe?
«Di andare con calma. Al giorno d’oggi le spese sarebbero molto alte. Per poter andar avanti, i cantanti ospiti dovrebbero lasciare al Comitato una parte dei guadagni, Allora forse sarebbe possibile organizzare qualcosa».
Ora come trascorre le sue giornate?
«Faccio il pensionato. Continuo a seguire la Valle Cervo Calcio, in realtà lo faccio da 60 anni».

Mauro Pollotti

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