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Economia

Addio all’Ascom di Biella, si fonderà con quella di Vercelli

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La storia di Ascom Biella iniziata all’indomani della Seconda Guerra Mondiale finirà il prossimo lunedì 10 febbraio, giorno in cui è stata convocata nella sala Biver di via Carso l’assemblea straordinaria dei soci che dovrà approvare la fusione con Ascom Vercelli. Dunque, così come è stato fatto di recente con l’Azienda turistica e prima ancora con la Camera di Commercio, verrà dato vita a un ente sovraprovinciale con un unico consiglio direttivo.

Per quanto riguarda l’aspetto organizzativo, com’è accaduto nelle precedenti fusioni le due sedi provinciali Ascom – quindi anche quella cittadina di via Tripoli – continueranno la loro attività. Per i soci non cambierà assolutamente nulla.

«Così com’è accaduto per altri enti e associazioni economiche e di categoria – commenta il presidente Mario Novaretti – si tratta di una scelta che risponde a criteri di razionalità. Le piccole unità locali non hanno più la forza, i mezzi e le possibilità per competere nel mercato globale e quindi anche per Ascom si è aperta la strada dell’accorpamento delle diverse entità territoriali per dare vita a nuovi soggetti più forti».
In questa ottica, tra l’altro, la fusione Biella-Vercelli/Valsesia potrebbe essere il primo passo verso la creazione di un organismo che comprenda in futuro anche Ivrea e Casale.

Il problema aperto è quello relativo alla direzione. Il prossimo presidente della nuova Ascom sarà un biellese o un vercellese/valsesiano?
Se per la Camera di commercio la presidenza è rimasta a Biella con Alessandro Ciccioni, per la nuova Atl la scelta è ricaduta su un vercellese, un’eventualità quest’ultima che potrebbe ripetersi con i commercianti.

A parte l’anagrafe che comunque conta (Mario Novaretti è arrivato a quota 78), Ascom Biella si presenta al tavolo della trattativa indebolita da anni di continui contrasti interni a cui Novaretti è sempre riuscito a fare fronte eliminando, ovviamente in modo eufemistico, tutta la concorrenza interna ma certamente l’immagine pubblica dell’associazione, tra corvi, querele e contro querele, dimissioni volontarie e non, licenziamenti di direttori, ecc. ecc., ne ha risentito.

Insomma una posizione oggettivamente più debole che allontana la presidenza dal capoluogo laniero con tutte le conseguenze negative del caso perchè se è vero che il presidente sarà superpartes dall’altra parte resta sempre la tendenza, umanamente comprensibile, di favorire il territorio di origine. Se ne saprà qualcosa in più nei prossimi giorni.

«Non conta – conclude Novaretti – la provenienza del presidente. Quello che conta veramente sono le capacità del singolo, poi che sia biellese, vercellese o valsesiano non ha importanza».

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