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Ragazzo ucciso durante la battuta di caccia, indagini sul fucile del giovane

Nuovi particolari

Ragazzo ucciso durante la battuta di caccia, indagini sul fucile del giovane
Indagini
Non si fermano gli aggiornamenti rispetto al dramma che si è consumato domenica scorsa nei boschi di Apricale, in provincia di Imperia. Le indagini degli inquirenti proseguono senza sosta per determinare l’esatta dinamica di quello che, a tutt’oggi, è rubricato come un tragico incidente di caccia. Nathan Labolani, 19 anni d’età, è stato ucciso durante una battuta di caccia al cinghiale. E’ stato raggiunto al fianco da un proiettile sparato da un cacciatore impegnato nella battuta che si svolgeva nei boschi dell’imperiese.

Aveva un fucile e munizioni

Secondo quanto emerso nelle ultime ore il giovane aveva con sé un fucile calibro 12 e alcune munizioni. E’ quanto trapelato già nella serata di ieri dopo gli ulteriori aggiornamenti delle forze dell’ordine che indagano sul drammatico evento. Secondo gli inquirenti, però, il ragazzo rimasto vittima dell’incidente di caccia non era in possesso di alcun porto d’armi né della licenza di porto di fucile.
Indagini in corso sul fucile

Procedono a tappe forzate le indagini sul fucile di cui il ragazzo era in possesso al momento del drammatico incidente. Dagli inquirenti, così come dalla Procura di Imperia che ha aperto il fascicolo per omicidio colposo, non emergono ulteriori elementi. Secondo indiscrezioni e fonti di stampa, al momento non confermate dagli inquirenti, la matricola dell’arma in suo possesso sarebbe risultata abrasa. Il fucile, comunque, come da prassi potrebbe essere inviato agli specialisti del Ris di Parma dei carabinieri per ulteriori approfondimenti tecnici.

Lo sparo fatale

Secondo le indagini il ragazzo è stato ferito mortalmente da un colpo di carabina di grosso calibro. Si tratterebbe, secondo le prime ricostruzioni di un calibro adatto alla caccia al cinghiale, un .308 Winchester Magnum. A sparare il colpo l’arma imbracciata da un cacciatore di appena pochi anni più grande di lui. Si tratta di G. I., 29 anni, cacciatore che, al momento, risulta indagato per omicidio colposo. Come riportano i colleghi de Il Canavese , Il 29enne apparteneva al gruppo di cacciatori partito da Perinaldo, nell’imperiese, per la tradizionale battuta di caccia al cinghiale.
La testimonianza

«Ho già detto tutto ai carabinieri, la verità è dai carabinieri. Il ragazzo non cacciava con noi. Conoscevo Nathan, il papà e il nonno. È stata una disgrazia – rivela all’Ansa Luciano Bacigaluppi, il capo squadra di cacciatori di Camporosso, che assieme a quella di Perinaldo, domenica, ha partecipato alla battuta di caccia al cinghiale nei boschi di Apricale -. Abbiamo cacciato a squadre congiunte con quella di Perinaldo. Saremo stati 25 o 26 persone, su un’ area molto estesa con circonferenza di circa 3 km. In situazioni simili può capitare che una coppia di cacciatori si trovi anche a 300 o 400 metri di distanza da un’altra».

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