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“Dimettiti o ti metto nei guai”: consigliere indagato perché ricattava il sindaco

Il primo cittadino di Buronzo ha denunciato il clima di intimidazione: “Non potevo tacere, è la base della democrazia”.

BURONZO – La minaccia era stata chiara ed esplicita. Se il sindaco non si fosse dimesso, il consigliere di minoranza sarebbe andato alla Corte dei Conti per denunciare presunte irregolarità nella gestione di alcuni atti. Il danno all’immagine, pure escludendo conseguenze penali, sarebbe stato notevole.

Ma Lorenzo Gozzi, primo cittadino di Buronzo (paesino di 800 abitanti al confine tra la provincia di Vercelli e quella di Biella) eletto appena un anno fa, non si è piegato. Alla fine di giugno ha denunciato tutto.

Le indagini della questura di Vercelli, coordinate dal pm Davide Pretti, hanno accertato i fatti e ora Vittorio Bergantin, consigliere di minoranza che sedeva tra i banchi della maggioranza nella precedente legislatura, è indagato per tentata estorsione. Gli è stato anche notificato un divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dal primo cittadino.

Come mai tanto risentimento?

A scatenare Bergantin il fatto che il nuovo sindaco avesse bloccato alcuni atti avviati dalla precedente amministrazione, in special modo la vendita di un terreno per qualche centinaio di migliaia di euro che però, per ragioni apparentemente inspiegabili, dovevano essere indirizzati verso la casa di riposo, dove c’era una controversia per lavori mal eseguiti da parte dell’azienda che la gestisce.

“Non capivo perché quei soldi dovessero finire lì, così ho stoppato la vendita del terreno – ha chiarito lo stesso sindaco Gozzi -. E la vertenza in tribunale con la società della casa di riposo per il momento ci ha dato ragione”. Ma da quel momento sono iniziate minacce e intimidazioni. “La prima volta avevo lasciato correre, mi sembrava tutto così strano – ha raccontato -. Ma quando è accaduto nuovamente ho pensato che dovevo denunciare tutto. La democrazia garantisce agli amministratori di essere liberi nelle loro scelte, nel rispetto dell’interesse della collettività. In quell’operazione c’era qualcosa di poco chiaro, l’avevo fatta analizzare anche dai legali, così ho deciso di fermarla e di non piegarmi alle minacce”.

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