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Biella

Una Città Alpina senza memoria della sua storia sportiva sugli sci

Il commento di Vittorio Barazzotto

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BIELLA – In una città candidata a Capitale Alpina dell’anno dovremmo aspettarci iniziative che valorizzino il legame che unisce il nostro territorio alla montagna.
E’ sufficiente ricordare Delfo Ramella, campione di fama internazionale di salto con gli sci, che si esibì anche negli impianti sportivi di Oropa, ai tempi all’avanguardia, come il trampolino di cui rimangono le tracce (mal tenute) nel parcheggio vicino alla cattedrale nuova. Guardando le foto d’epoca, si rimane increduli nel vedere quanto pubblico seguiva le gare del campione nostrano.

Il centenario della nascita dello Sci Club/(Cai) Biella di tre anni fa, ha messo bene in risalto uno spaccato della nostra storia sportiva, sociale, visionaria e imprenditoriale.
L’amore per le piste nel biellese è testimoniato anche dai grandi produttori di sci, come Vittor Tua, Rossignol e Ski Sises. La Bomber, a Cossato, produce oggi sci di valore tecnico e di foggia artigianale, richiesti da tutto il mondo.

In questo contesto è nata la passione di Alberto Vineis, supportato da sempre dagli amici Fabrizio Corbetta e Piero Ramella, che gestisce presso la sua casa a Bornasco una collezione straordinaria di più di mille paia di sci, che saltuariamente vengono esposti in mostre tematiche.

Prima che l’oblio cancelli le tracce di una storia che ha appassionato e contraddistinto il nostro territorio, la vocazione naturale di una Città Alpina sarebbe quella di allestire uno spazio moderno, non un deposito, in cui far rivivere il passato, non per alimentare una sterile malinconia, ma per stimolare il presente sulle potenzialità ignorate del biellese, ricordando la nostra identità.

Gli spazi espositivi non mancano e potrebbero essere messi a disposizione dagli imprenditori, i cui nonni tanto avevano investito per la costruzione delle infrastrutture necessarie allo sport di montagna.
Senza l’impegno a costruire un ponte con la nostra storia, candidarsi a diventare città alpina significherebbe solo aggiungere un ennesimo logo alla carta intestata delle pubbliche amministrazioni. E non ne abbiamo bisogno.

 

Vittorio Barazzotto

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