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Biella

Parla mamma coraggio: “Ho salvato mia figlia lanciando il passeggino”

Tragedia sfiorata

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VIGLIANO BIELLESE (ces) Dovrà stare ferma per quasi un mese e mezzo, ma poteva andare peggio. Molto peggio.
Bacino rotto e quaranta giorni di prognosi per Giorgia Caucino, la mamma biellese che mercoledì pomeriggio è stata travolta da un’auto. Insieme a lei, al momento dell’impatto, c’era anche la figlia maggiore, di tre anni. La 35enne è riuscita a spingere via il passeggino un istante prima dell’urto, di fatto salvando la vita della piccola.

Due giorni di ospedale

Dopo due giorni di ospedale, giovedì sera Giorgia è stata dimessa ed è tornata a casa dalla sua famiglia, ancora molto scossa per quanto accaduto.
«Mia figlia ancora quasi non parla – racconta l’infermiera biellese -. Quando mi ha vista, ha detto “ma allora la mamma davvero non è morta”. Fortunatamente lei se l’è cavata con qualche escoriazione, dovuta alla caduta del passeggino, ma vedere la madre trascinata sul cofano di una macchina per diciotto metri l’ha traumatizzata. Credo che chiederò il sostegno di uno psicologo per aiutarla ad affrontare la cosa».

L’incidente è avvenuto martedì tra le 17 e le 17,30 in via Milano. Una 45enne al volante di un’Audi A3 si era fermata per farli passare e Giorgia e la sua famiglia si accingevano ad attraversare la strada sulle strisce pedonali, quando la situazione è precipitata.

Nessuna frenata

«Un’Alfa Romeo si è schiantata contro l’Audi, scaraventandola in avanti – racconta Giorgia -. Probabilmente non l’ha proprio vista, sull’asfalto non c’erano segni di frenata. Io ho fatto in tempo solo a lanciare in avanti il passeggino, poi sono stata travolta e trascinata sul cofano dell’Audi per quasi venti metri».
La donna non si è resa conto immediatamente di quanto si fosse fatta male: «Mi sono rialzata praticamente di scatto per andare a vedere come stesse mia figlia, anche perché tra l’altro si era già rotta un braccino il lunedì precedente giocando al parco. Dopo essermi accertata che stesse bene, mi sono seduta. E non sono più riuscita a rialzarmi».

Lei ha avuto senza dubbio la peggio, ma anche la donna al volante dell’Audi è rimasta ferita e ha riportato traumi cervicali: «Lo scontro è stato molto violento – spiega Giorgia – tanto che il suo sedile si è praticamente staccato. L’uomo dell’Alfa sosteneva che lei avesse inchiodato all’improvviso, ma non è vero: si era fermata già alcuni secondi prima per farci passare».

C’era anche il marito

Giorgia giustamente usa il plurale, perché insieme a lei, oltre alla bambina, c’erano anche il marito Simone Rosazza Prin e il loro secondogenito di appena un anno. Anche loro hanno rischiato di essere travolti e si sono salvati solo grazie al caso e ai riflessi pronti di Simone: «Dobbiamo dire grazie a un marciapiede rotto – continua Giorgia -. Quando mio marito ha iniziato ad attraversare insieme al piccolo, una ruota del passeggino si è incastrata, costringendolo a fermarsi. In quel momento si è accorto dell’Alfa Romeo che stava andando a tamponare l’auto ferma davanti a noi. Ha urlato ed è riuscito a tirare indietro il passeggino. Nel farlo è anche caduto e ha battuto la schiena».
Il 34enne però non è andato al pronto soccorso per farsi medicare: «Ha preferito evitare e restare sul posto con i carabinieri, anche perché gli animi si erano un po’ accesi – chiarisce la donna – per via dell’uomo al volante, che continuava a sostenere che la donna avesse frenato di colpo, quando invece era già ferma. Subito dopo l’incidente, il signore ha esordito così con mio marito: “Sono cose che succedono”. Non esattamente le parole più appropriate da dire a un uomo al quale hai appena rischiato di sterminare la famiglia…».

Grande solidarietà

Nonostante la paura e la grave frattura, Giorgia ha saputo apprezzare un dettaglio: l’enorme disponibilità delle persone che hanno assistito all’incidente e hanno tentato di aiutare lei e la sua famiglia. «C’è stata una collaborazione incredibile – sottolinea – che mi ha piacevolmente sorpresa. Sia le persone del bar che quelle del palazzo di fronte sono state davvero splendide. Mentre eravamo sotto choc, si sono preoccupate di portarci acqua, sedie e addirittura dei giocattoli per i bambini».

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