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Biella

C’era una volta il carnevale

Il commento di Vittorio Barazzotto

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BIELLA – Avvolto da un’atmosfera poco festosa, martedì scorso è finito il periodo carnevalesco. Sembrano lontanissimi i carnevali nei paesi biellesi,  i tempi del “Bal dal Lunes” di Chiavazza o del Processo del Babi.

Nonostante le restrizioni prolungate, che ci hanno fiaccato anche nello spirito, quest’anno ha tenuto testa il comitato del carnevale di Chiavazza, che è riuscito ad organizzare uno spettacolo teatrale in presenza, grazie all’ironia della maschera del “Cucu” impersonato da Franco Caucino. A Biella è stata mantenuta la sfilata di Gipin e Catlina per le vie del centro.

I protocolli anti covid  hanno però spianato la possibilità di fare festa, esasperando la crisi del carnevale  iniziata prima dell’avvento della pandemia, complice anche una burocrazia sempre più rigida.
Che cosa comporta perdere il gusto di festeggiare il carnevale? Apparentemente poco, visto che siamo abituati a convivere da tempo con le privazioni di socialità che hanno reso i nostri giorni tutti uguali l’uno all’altro.
Riecheggiano tristemente  i versi di Dalla: “si esce poco la sera compreso quando è festa, e c’è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra”

Invece in modo graduale e silente rischiamo di perdere una parte importante di noi. La festa ha un valore profondo, ci porta in una dimensione diversa da quella quotidiana e, soprattutto, ci fa stare con gli altri, rendendo più solide le relazioni tra le persone.

Ora che la pandemia si sembra affievolita ci aspettiamo  che l’assessorato promuova occasioni di socialità e riporti qualche evento festoso anche a Biella. Si potrebbe chiedere a Pellitteri se proprio è fermo nell’idea di non proporsi più come autore e anima del Processo del Babi. A volte anche un grazie pubblico e riconoscente  dopo 36 anni di lavoro potrebbe aiutare, ma qui da noi c’è il vizio dell’usa e getta.

Riscoprire la cultura di fare festa ci porterebbe un po’ di leggerezza per rialzarci da un periodo pesante e per poter così godere di un barlume di spensieratezza. Guerra permettendo.

 

Vittorio Barazzotto

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