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Vaccinazioni over 80: la storia di Maggiorina e Mauro

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BIELLA – Una storia vera, di coraggio e sentimento, che prosegue da 95 anni. E’ la storia di Maggiorina e Mauro, una delle tante preziose testimonianze di vita emerse nelle sale d’attesa in cui gli over 80 in questi giorni aspettano il loro turno per il vaccino.

Maggiorina è originaria del Monferrato ed è nata nel 1930. Poco più che ventenne si è trasferita per lavoro alla sede centrale delle Poste di Biella. Qui ha conosciuto Mauro, biellese, impiegato e poi funzionario di banca, classe 1926. Si sono innamorati e ad Oropa nel 1954 si sono uniti in matrimonio: un’unione felice che dura da 67 anni e dalla quale è nata la figlia Lella che domenica scorsa, in occasione della loro vaccinazione anti #covid-19, ha raccontato al personale dell’Asl la loro storia. Un racconto che l’Asl di Biella ha voluto rendere noto sulla propria pagina Fecebook.

Un matrimonio felice, ma prima la deportazione in un campo di concentramento

Un incontro, il loro, fortunato e dopo il quale si sono accompagnati l’un l’altro per un tratto davvero importante della loro esistenza, fino a diventare anche nonni di Carlotta, Riccardo e Alessia e tra il 2018 e il 2020 felicemente due volte bisnonni.

Il loro incontro, però, è arrivato solo dopo. Sì, perché Mauro prima di raggiungere la stabilità e la felicità con Maggiorina si è trovato ad affrontare una grande prova: la deportazione in un campo di concentramento in Polonia.

La fuga e il ritorno a casa

Tutto è successo quando aveva vent’anni ed è stato portato via in una retata nei pressi dell’istituto bancario in cui lavorava.

Dopo un viaggio in treno da Santhià, è vissuto per un anno in un lager da cui, insieme ad un compagno, è riuscito a scappare. E’ stata una fuga a piedi, sfidando il rigore del freddo di quei luoghi, durante la quale è rimasto solo, perdendo il compagno con cui aveva riconquistato la libertà.

Nonostante il dolore e la solitudine, ha lottato, cibandosi di radici e di quello che riusciva a trovare lungo il cammino, finché una famiglia polacca lo ha accolto e aiutato a ritornare a casa, offrendogli il biglietto del treno.

“La figlia – si legge sulla pagina Facebook dell’Asl – si emoziona raccontandoci di quando il padre, arrivando finalmente a Biella, ha suonato il campanello di casa… Il suo racconto di domenica scorsa, nell’ambulatorio per le vaccinazioni, è frutto di tanti aneddoti che Lella avrà sentito da bambina e poi ancora in altre occasioni della sua vita quando è diventata a sua volta mamma e nonna. Questa stessa storia, come quella di altri concittadini che in quegli anni così duri, resistendo, hanno avuto salva la vita, sono le nostre radici”.

“La sua storia è testimonianza di fortezza”

“Con i suoi 95 anni, il Sig. Mauro, è testimone vivente di un fatto storico che ha colpito il nostro Paese – si legge ancora -, ma non solo. La sua storia è testimonianza per noi di fortezza: la forza d’animo capace di trascinarci fuori da una difficoltà, credendo di farcela. Il suo racconto ci ricorda che questa forza esercitata dai nostri nonni in quei tempi ormai lontani è dentro di noi e sarà capace di guidarci anche nella nostra vita, se solo anche noi lo crederemo possibile. E lo sarà…”.

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