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“Un palleggio per il Congo”, oggi una raccolta di vestiti per i bambini di Kinshasa al Palapajetta

Un’idea nata dalla volontà del diciottenne Djuma Roncati, giovane atleta della SPB (Scuola Pallavolo Biellese)

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BIELLA – Raccogliere vestiti usati per mandarli ai bambini bisognosi di Kinshasa: è questo l’obiettivo del progetto “Un palleggio per il Congo”, nato dalla volontà del diciottenne Djuma Roncati, giovane atleta della SPB (Scuola Pallavolo Biellese) nato proprio a Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo. Spinta dall’entusiasmo dell’atleta, la SPB ha sviluppato questo progetto per fare in modo che la grande famiglia del volley possa aiutare molti bambini congolesi.

Gli abiti verranno raccolti oggi,  19 dicembre, dalle ore 17 in poi al Palapajetta, in occasione della partita della Serie C della Ilario Ormezzano Sai, ultimo appuntamento agonistico prima della sosta natalizia.

«Per me è molto importante – racconta Djuma – otto anni fa, prima che i miei genitori mi adottassero, ero in un orfanotrofio insieme a una sessantina di bambini/giovani ragazzi. Ricordo che i vestiti scarseggiavano e arrivavamo addirittura a picchiarci per indossare il paio di pantaloni più belli. Ciò che per molti qui è superfluo, per un bambino a Kinshasa può fare una grossa differenza».

Una storia difficile quella dell’atleta che, fino all’età di sei anni, ha vissuto per strada a piedi nudi: «A trovarmi è stata la polizia che mi ha successivamente portato in orfanotrofio. In quegli anni ho vissuto esclusivamente dentro la struttura e ho visto di tutto. Ci sono moltissimi bambini che hanno bisogno di cure, ma che non possono riceverle perché non hanno le finanze per accedere alle strutture ospedaliere».

Figura di primaria importanza in questo progetto è Viviane Tsasa, la proprietaria dell’orfanotrofio in cui ha vissuto per anni Djuma, fondato nel 1996. Una realtà che garantisce cibo, cure e scolarizzazione a minori abbandonati e offre cure fisioterapiche a 200 bambini con disabilità, spesso considerati “sorciers” (stregoni), venendo di conseguenza emarginati e abbandonati.

«Viviane è una signora sulla cinquantina – racconta Djuma – è su una sedia a rotelle, ma ha una forza straordinaria. Se adesso ho una famiglia e un tetto sotto cui stare lo devo soprattutto a lei. L’ho sentita un po’ di tempo fa e mi ha detto che stanno avendo delle difficoltà perché quest’anno hanno bloccato le adozioni, di conseguenza l’orfanotrofio è pieno di ragazzi. In questi casi quelli più grandi devono fare qualche sacrificio per proteggere i più piccoli. Una delle motivazioni che mi ha spinto ad intraprendere questo progetto è stata la volontà di aiutare Viviane in questa situazione difficile, restituendole, a mio modo, ciò che lei ha dato a me».

Da Biella, grazie al prezioso aiuto di Monteleone Trasporti, arriveranno a Firenze, dove Djuma e Viviane si occuperanno dello smistamento e della spedizione in Congo. «Spero che molta gente partecipi al progetto. A loro non interessa che i vestiti siano di marca, possono essere anche strappati o bucati, l’importante è coprirsi».

«Solitamente – aggiunge – quando si parla di beneficenza si parla di soldi, io, invece, ho preferito chiedere un aiuto concreto che potesse avere un riscontro immediato e visibile: manderò dei video a tutti i donatori con gli abiti indossati da loro. I capi più belli magari li venderanno per comprarsi riso o altro cibo».

La pallavolo farà da veicolo a questo ambizioso progetto che unisce sport e solidarietà nell’ottica di reperire più risorse possibile da donare ai più bisognosi. «Il mio obiettivo – conclude Djuma – è quello di dare una mano ai ragazzi che hanno meno possibilità di me perché io stesso ci sono passato e comprendo a fondo quanto siano importanti gesti come questi. Mi piacerebbe che questo progetto servisse anche come esempio ad altre persone che in futuro riusciranno ad uscire da quella realtà, in modo che ciascuno, con i propri mezzi e le proprie idee, possa apportare un prezioso contribuito».

Sofia Parola

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