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Solo promesse da marinaio

“Sale & Pepe”, la rubrica settimanale di Luigi Apicella

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BIELLA – Care amiche e cari amici, un mio conterraneo d’altri tempi Vincenzo Cuoco, scrittore, economista ed anche un po’ rivoluzionario era solito dire: “È dolce cosa rammentar nel porto le tempeste passate”. Ora noi a Biella siamo arrivati sani e salvi in porto dopo oltre sedici mesi di pandemia? Direi non ancora… Ma soprattutto: siamo mai arrivati qualche volta sani e salvi in porto portando a termine un percorso, un progetto, un’idea delle tante decantate a parole negli anni dai nostri politicanti locali? Direi non ancora ma con qualche eccezione. Ci abbiamo messo quasi 20 anni per ridare dignità al campo sportivo di Chiavazza, ma alla fine ci siamo arrivati.

Certo, a quanto si legge sui giornali locali, c’è anche stato un piccolo errore progettuale (dopo vent’anni…) ma l’importante è portare a compimento un’opera che consentirà ai bambini di allora di poter usufruire del campo da calcio con i loro figli di adesso… Scusate il pizzico di ironia ma proprio non sono riuscito a trattenermi… Tutto questo ci deve far riflettere, specie in questa fase storica di ripartenza.

Dobbiamo ripensare a livello locale il nostro futuro in un modo un po’ più serio e coordinato nel rispetto delle reali esigenze di un territorio che chiede di essere aiutato. Sentir parlare ancora oggi di viabilità al Piazzo, di tangenziale del Piazzo, di proteste e petizioni conto le nuove ZTL, mi lascia sconcertato. Ricordo le ultime 5 campagne elettorali per le comunali, tutte con al primo punto del programma il Piazzo e la sua viabilità, le sue attività, per non parlare della funicolare, altra storia infinita. Ma se questi sono i tempi biblici di risposta dei nostri amministratori, se questi appena citati sono solo alcuni degli esempi di come la città è rimasta incollata nei decenni a slogan e parole nel vuoto come possiamo pensare concretamente ad un piano regolatore provinciale che delinei il futuro della città?

Nel frattempo Biella ha aumentato il suo numero di anziani (gli anni passano…) e molti giovani hanno lasciato il territorio per mancanza di opportunità. Questo qualcosa deve pur significare: che abbiamo sbagliato l’approccio, che la politica degli annunci porta a questi risultati, che quando finalmente si riesce ad arrivare “in porto”, il tempo passato rende il progetto vecchio e fuori tempo massimo. Dobbiamo guardare in faccia alla realtà, che è fatta di rassegnazione per le cose dette e mai realizzate. E chi governa questa Biella “dimenticata”, sia che lo faccia bene sia che lo faccia “tanto per fare” ha gioco facile di fronte al fatto che i cittadini biellesi non hanno un porto sicuro, non hanno il mare, ma hanno tantissime promesse da marinaio. A cui nessuno crede più…

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