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Salviamo il Natale o i profitti che ne scaturiscono?

Pausa Caffè: Una ricorrenza in cui più che mai lo sguardo dovrebbe essere rivolto a chi soffre

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BIELLA – Dal premier Draghi in giù, sono in tanti che in questo periodo dicono di voler “salvare il Natale”.

A cominciare da quei governatori delle Regioni che hanno suggerito al presidente del Consiglio misure restrittive antiCovid, che lo stesso presidente aveva presumibilmente già ipotizzato e che, con l’avallo dei vertici di svariate Regioni, ha potuto applicare con maggiore scioltezza (ammesso che Draghi sia un personaggio che si fa qualche scrupolo prima di attivare i suoi decreti).

Tutto abbastanza scontato di questi tempi, ma in realtà, che cosa si vuole davvero salvare del Natale? Intuibile anche questo: lo shopping nei centri commerciali, l’attività delle località sciistiche, i pranzi e le cene delle feste nei ristoranti, il business dei regali anche in dimensione online. Tutto qui? Dunque l’obiettivo vero è quello di salvare i profitti che reca il Natale, non tanto la festività in sé. Ma in questo delirio di non luoghi sfavillanti, di regalomania, di vette innevate, di panettoni fragranti e di indigestioni pesanti, ci sarà ancora qualcuno che ricorderà il significato e con esso i valori del Natale?

Perché quello sarebbe il giorno che simboleggia la nascita di Cristo, sarebbe il giorno in cui più che mai lo sguardo dovrebbe essere rivolto a chi è piegato dalla povertà, a chi soffre negli ospedali, a chi attende un cenno di perdono, a chi ce la sta mettendo tutta per cercare di non farsi travolgere dalla vita. Lo so. In questi anni la platea dei non credenti si è allargata e si è a sua volta estesa quella di chi professa altre religioni. Dunque non sono più così rari i casi di persone che non si riconoscono nella Parola di Cristo.

E per le quali quindi il Natale è un giorno come un altro. Ed è da alcuni anni che mi domando perché il giorno che simboleggia il compleanno di Gesù sia da considerarsi festivo per tutti. Lo dovrebbe essere per chi nel Natale ci vede un momento fondamentale della storia del Cristianesimo e dei suoi valori. Gli altri potrebbero recarsi al lavoro come fanno ogni mattina (per chi il lavoro ce l’ha) o dedicarsi alle normali attività di un giorno feriale. Questo, a mio avviso, significherebbe “salvare il Natale” nei suoi valori più veri e profondi. Al di là dei regali, delle piste da sci, dei panettoni e delle indigestioni.

 

Giorgio Pezzana

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