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Quei morti che pesano sulla coscienza

Il commento di Vittorio Barazzotto

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E’ rassicurante l’assessore regionale all’ambiente, dopo che si è recato sui campi del Novarese, in cui sono stati depositati i fanghi, pare tossici, provenienti dal Bresciano. Il sopralluogo ha placato le preoccupazioni fomentate da notizie allarmanti di veleni distribuiti in agricoltura e di ignari bambini che avrebbero mangiato mais contaminato.

Nella speranza che le sue parole non siano solo un tentativo per distogliere l’attenzione da un problema complesso, in attesa che l’interesse si estenda anche al comune di Balocco dove sono arrivati gli stessi fanghi, prima di archiviare la notizia, dobbiamo interrogarci sulle cause della disattenzione pericolosa nei confronti del bene comune che sta investendo anche il Piemonte su tutti i fronti, dall’imbrattamento dei campi (e della nostra salute) sotto casa nostra fino alla rottura di un cavo della funivia.

Tra le cause troviamo l’aspetto meramente formale dei controlli, in cui si dà troppo peso alla dichiarazione redatta in conformità alla legge, a discapito di una valutazione dei suoi contenuti tecnici.
Così, ci immaginiamo, che i fanghi tossici siano arrivati in Piemonte con documenti conformi alla legge che ne consente l’utilizzo, e che la fune si sia comunque spezzata, nonostante i controlli siano stati effettuati da tecnici che dovrebbero essere qualificati. Un paradosso causato da un groviglio di norme sempre più numerose e tra loro discordanti e da operatori superficiali.

La sfida per il nostro Paese, e per il nostro futuro, è la semplificazione, visto che ad oggi primeggiamo nel mondo per la produzione elefantiaca di leggi che minano sempre più la certezza del diritto. La semplificazione, intesa come l’obiettivo di avere leggi più chiare, più concrete e meno formali, potrebbe rendere efficaci i controlli, per mangiare il mais a cuor leggero e non avere morti sulla coscienza.

 

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