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Ogni arrivo una partenza

Fra le righe, la rubrica di Enrico Neiretti

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enrico neiretti

In ogni mio viaggio, fosse anche soltanto uno spostamento quotidiano, cerco sempre di evitare di percorrere, al ritorno, lo stesso tragitto dell’andata.

Forse è soltanto un vezzo, forse un modo per dare anche ai movimenti minimi la valenza di una piccola esperienza vissuta, probabilmente il tentativo di sottrarre quanto più posso della mia vita alla schiavitù dell’utilità. E sì, lo devo dire: i gesti, i movimenti, le parole prosaiche mi lasciano sempre insoddisfatto. E -per contro- l’arricchimento che mi regalano un’esperienza inaspettata o una deviazione improvvisa, spesso fa svoltare in positivo le mie giornate.

Per intenderci, sono uno che va al lavoro percorrendo una strada e che al ritorno ne sceglie un’altra. E, ancora di più, quando lo spostamento è per diletto mi diverto a cercare sempre nuove strade che facciano di quel movimento un vero e proprio giro. Definizione questa, “giro”, che assume spesso un’accezione banalizzante, il famoso “giro a vuoto” che mi è stato a volte rimproverato, ma che invece ha nella sua stessa raffigurazione un’immagine di completezza.

Anziché concepire un tragitto come un segmento che si percorre in due direzioni, a me piace pensarlo -appunto- come un giro. Ogni arrivo è una nuova partenza. Ennio Flaiano, mettendo alla berlina l’inutile ampollosità della nostra mentalità nazionale, diceva che “in Italia la linea più breve tra due punti è l’arabesco”. Ecco, io non sono certo un fautore della complicazione fine a se stessa, ma sono davvero convinto che i tragitti articolati possano offrirmi qualcosa di prezioso.

Se salgo a Bielmonte -per dire- percorrendo la Valle Cervo, al ritorno è quasi certo che sceglierò la panoramica Zegna. È per questo che vivo con una certa delusione tutte le chiusure del territorio di Oropa. La funivia innanzitutto, ovvero la possibilità di salire in un luogo magico come le pendici del Mucrone per poi magari scendere a piedi lungo uno dei sentieri che riportano al Santuario. E la meravigliosa strada della galleria di Rosazza, che permette di percorrere un territorio di una bellezza mozzafiato e di ammirare una costruzione temeraria e coraggiosa.

Ecco, io penso che Oropa non debba essere semplicemente un punto di arrivo, l’estremo di un segmento che si percorre in due direzioni, ma che debba essere il punto di partenza per la riscoperta della sua montagna così ricca ed emozionante, e la tappa centrale di un percorso che collega le meravigliose vallate del biellese.

Ah, quanto mi piacerebbe salire in motocicletta e attraversare tutto il Biellese in quota, dalla panoramica Zegna al santuario di Graglia, godendo della visione grandiosa che saprebbe regalarmi questo giro. Oppure vorrei sfruttare la funivia per avvicinarmi alla montagna, guardare i luoghi dall’alto, e ritornare poi lungo altre vie. Spero davvero di potere presto godere di tutta l’emozione che questi “giri” saprebbero regalare. Non vedo l’ora.

Enrico Neiretti

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