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“Non c’è il presepe nell’atrio della scuola, ma hanno rifiutato il mio”: le lamentele di una mamma del Villaggio

La dirigente spiega: "Nessuna preclusione, doveva proporlo a suo tempo"

Il presepe nelle scuole torna a fare discutere. Questa volta è una mamma del Villaggio Lamarmora a sollevare la questione, con un lungo post su Facebook rivolto alle persone che vivono nel quartiere, nel quale si lamenta dell’assenza di un presepe nell’atrio e sostiene che le sia stato impedito di esporre, in alternativa, quello da lei realizzato.
«Mi sono premurata di chiedere che venga posizionato un presepe dove ora ci sono gli addobbi – ha scritto Rosa Cerra -, le risposte sono state poco chiare. Ho sollecitato la capoclasse a riparlarne. Esito negativo. Mi ha detto che avrebbero già fatto qualcosa le classi quinte e in quel momento non sapeva nemmeno cosa».
Allora la donna ha proposto, nel caso non lo avessero fatto, di donarne uno realizzato da lei: «La seconda risposta è stata: “Se vuoi donarlo, puoi donarlo, ma quest’anno non verrà esposto. Allora mi chiedo: posso io donare un simbolo per poi vederlo accantonare in qualche magazzino o simile? I bimbi non lo fanno, il mio non lo metteranno, ma loro hanno un piccolo presepe sopra un armadio: avrebbero potuto esporre quello, se avessero voluto, anche sotto l’albero».
La polemica, però, viene chiusa sul nascere dalla professoressa Emanuela Verzella, dirigente scolastico dell’istituto: «Nessun problema con il presepe – assicura – o con il Natale: la scuola è tutta addobbata. Si figuri, stavo proprio firmando le lettere d’invito allo spettacolo che si terrà nella chiesa della Santissima Trinità, dove i bambini, tra i quali anche diversi alunni musulmani, intoneranno i canti di Natale tradizionali».
Dunque non si tratta di una questione di principio, ma di semplice programmazione: «Le attività della scuola sono decise interclassi con anticipo – spiega -. Quelle da fare a Natale vengono programmate al più tardi a novembre. La responsabile di sede, che peraltro insegna religione ed è cattolica, mi ha spiegato che anche quest’anno si è proceduto come al solito: alla presenza dei rappresentanti dei genitori, ciascuna classe decide se fare lavoretti, se organizzare feste, se invitare genitori… Poi ci sono le iniziative comuni, come quelle relative agli addobbi della scuola, che da più di vent’anni vengono demandate agli alunni della quinte classi».
La scuola, in effetti, è addobbata in ogni dove: un albero con le tradizionali stelle e palline, decorazioni, piccoli presepi simbolici fatti realizzare agli alunni, scritte inneggianti alla festività… lo stesso Babbo Natale.
In effetti, però, quest’anno non c’è un presepe nell’atrio: «So che è un argomento che ultimamente fa discutere – ha scritto la mamma del Villaggio -. Io cerco sempre qualsiasi tipo di integrazione con feste, eventi eccetera, ma i nostri simboli non dovrebbero essere rimossi, vorrei rivedere il presepe al suo posto. Mi chiedo solo che senso abbia insegnare religione e poi vergognarsi o avere paura di esporre un avvenimento importante? Senza parlare di politica, di cose razziste eccetera».
Il punto, però, è proprio questo: nessuna paura o vergogna, piuttosto una coincidenza.
«Questa mamma – chiarisce la preside – si sarebbe dovuta rivolgere ai rappresentanti della classe frequentata dai suoi figli, non c’è nessuna preclusione nei confronti del presepe. Gli anni scorsi ne sono stati fatti a centinaia. Sicuramente la sua proposta sarebbe stata presa in considerazione, sarebbe stata una bella cosa. A dicembre purtroppo è tardi, perché è già stato tutto programmato. Per questo può comunque portarlo, così potrà essere usato in futuro».
La dirigente ci tiene anche a spiegare il senso di questo genere di programmazione: «Cerchiamo di far sì che siano gli stessi bambini a costruire i simboli del Natale. Per questo programmiamo, perché il percorso possa avere una valenza educativa; se lo facessimo a dicembre questa valenza si perderebbe. Lavorare e costruire il Natale è un modo per parlare del Natale stesso, per coglierne il significato e i valori. E’ questo il compito della scuola, non l’addobbo in sé. Non c’è alcuna preclusione nei confronti della religione e delle religioni: la scuola è di tutti ed è un posto in cui tutti devono avere casa».
Va detto, inoltre, che l’istituto del Villaggio Lamarmora è un fiore all’occhiello proprio dal punto di vista della multiculturalità e dell’integrazione, avendo tra i propri iscritti numerosi studenti di religioni diverse da quella cattolica: «Il Natale non è mai stato un problema – sottolinea con un po’ d’orgoglio la professoressa Verzella -. Nessun genitore si è mai lamentato per le iniziative realizzate, i bambini che cantano nel nostro coro non sono nemmeno tutti cristiani. E’ un arricchimento. Per farle un esempio, nel mio ufficio c’è un presepe contenuto in una boccia di vetro: me l’ha regalato l’anno scorso una bambina musulmana».
C’è un altro episodio che dimostra il clima che regna nell’istituto: «L’anno scorso – ricorda la preside -, i nostri ragazzi si sono qualificati per la fase nazionale del campionato di calcio a 5. Dovevano andare a Roma. Il Coni, però, ha deciso che le squadre avrebbero avuto l’opportunità di essere ricevute dal Papa e di incontrare campioni come Roberto Mancini in Vaticano. Dato che nella nostra squadra ci sono anche bambini di altre fedi, ovviamente ne abbiamo parlato con i loro genitori. Sa qual è stata la risposta? Siamo felici, il Papa è una bellissima persona».

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