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Michi Scardoni ha raggiunto il traguardo della maturità

La riconoscenza della madre: «Sul suo cammino insegnanti e compagni straordinari»

michi scardoni

«Michi è arrivato orgogliosamente puntuale al suo grande traguardo, per il quale tanti professori e professionisti lo hanno preparato e accompagnato con affettuosa attenzione».

Nelle parole di Mariagrazia Orso non c’è soltanto l’orgoglio di una madre per il figlio diplomato con il massimo dei voti, ma anche tanta gratitudine per chi ha reso possibile il coronamento di questo sogno. Michele Scardoni, infatti, non è un ragazzo qualsiasi: nato con una sindrome genetica rara che comporta un ritardo psicomotorio importante, si è rimboccato le maniche e lo scorso 23 giugno ha raggiunto l’obiettivo agognato da tanti coetanei. E ci è riuscito, anche e soprattutto grazie a chi è sempre stato al suo fianco. Primi tra tutti i suoi compagni della 5ª F del liceo scientifico “Avogadro” di Biella.

Michi Scardoni insieme ai compagni di classe della 5ª F

«Nel suo percorso – spiega la madre del ventenne di Candelo – ha avuto una grandissima e inattesa fortuna, trovando una classe a dir poco splendida, un gruppo affiatatissimo che lo ha sempre supportato e sopportato, accompagnandolo in questa esperienza anche al di fuori della scuola, inserendolo nelle uscite, chiamandolo alle feste, ai compleanni alle serate in pizzeria… I suoi compagni lo hanno sempre sostenuto, accogliendo e abbracciando mio figlio con la sua unicità, la disarmante ingenuità, la sottile sagacia e la brillante furbizia che lo contraddistinguono».

Mariagrazia ci tiene a dirlo pubblicamente, a maggior ragione in un periodo in cui degli studenti si parla solo quando combinano qualcosa di negativo. «Questi ragazzi – rincara la dose – sono stati straordinari, pur non risparmiandogliele quando non era il caso di farlo. Anche questo è servito a farlo arrivare alla “maturità”, in tutti i sensi. Gli sono stati vicino anche al di fuori della vita scolastica e pure negli ultimi mesi, quando la scuola era chiusa, anche solo con videochiamate die due o tre minuti per ridere e scherzare insieme. L’ultimo capitolo è stato bellissimo: all’uscita dalla scuola, dopo l’esame, li ha trovati lì fuori ad aspettarlo e ad applaudirlo».

La riconoscenza di Mariagrazia, però, non va soltanto ai compagni di classe.
«I ragazzi sono stati il collante indispensabile – sottolinea -, ma in questi cinque anni tutti sono stati fantastici: dai professori che lo hanno seguito agli educatori, dal preside agli Oss. Abbiamo trovato un istituto che davvero dedica molta attenzione all’integrazione, creando il maggior numero di momenti di condivisione in classe, nonostante le complicazioni che questo può comportare. Col senno di poi, rifarei questa scelta ad occhi chiusi. Il mio immenso e mai sufficiente grazie va a tutti loro, che hanno dimostrato con i fatti che inclusione significa partecipazione, condivisione, attenzione, pazienza, ascolto, riflessione, ma, soprattutto, tanto amore».

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