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Mensa scolastica a Biella: il Comune fa chiarezza
Tra diete speciali, iscrizioni e tariffe non sono mancate le polemiche
Negli ultimi giorni, la gestione del servizio di refezione scolastica a Biella è finita al centro di un acceso dibattito pubblico. Per fare chiarezza sulle polemiche e su alcune ricostruzioni ritenute non corrispondenti alla realtà, l’Amministrazione comunale è intervenuta ufficialmente per illustrare le procedure adottate, sottolineando come l’obiettivo primario sia garantire l’accessibilità, la sicurezza e la sostenibilità economica di un servizio pubblico fondamentale che coinvolge ogni giorno circa 2.300 bambini in 26 plessi scolastici.
Il primo punto affrontato riguarda la presunta discriminazione sulle scelte alimentari. Il Comune smentisce categoricamente che sia mai stato negato un pasto a studenti vegetariani o vegani. Per l’anno scolastico 2026/2027, infatti, le diete vegetariane, vegane e le opzioni speciali per motivi sanitari o religiosi restano regolarmente previste ed erogate. L’Amministrazione precisa tuttavia la differenza fondamentale tra l’adesione ai menu speciali previsti e la pretesa di menu personalizzati “su misura” al di fuori dei criteri stabiliti. In assenza di una richiesta conforme, il centro di cottura non può elaborare preparazioni ad hoc, ma resta garantito il pasto standard in base alle presenze segnalate. Per le diete speciali, inoltre, è indispensabile rispettare le procedure in vigore, inclusa la comunicazione quotidiana da parte dei docenti al centro di cottura per consentire una preparazione accurata e sicura.
Un altro nodo centrale riguarda il ruolo degli istituti scolastici. La giunta precisa che non è mai stato chiesto agli insegnanti di riscuotere denaro o di sostituirsi agli uffici municipali. È stata semplicemente formulata una richiesta di collaborazione organizzativa – analoga a quella già in uso in Comuni vicini come Vigliano Biellese e Tollegno – per individuare gli alunni presenti a mensa senza una regolare iscrizione all’inizio dell’anno. Questa verifica consente di informare tempestivamente le famiglie affinché regolarizzino la posizione o riprendano i figli per l’ora di pranzo.
Infine, sul fronte economico, il Comune smentisce l’idea di costi insostenibili e generalizzati. La tariffa massima di 7 euro viene applicata esclusivamente alle utenze con ISEE superiore a 28.000 euro, ai non residenti o a chi non presenta la dichiarazione. Il sistema tariffario è progressivo e garantisce quote agevolate: alla scuola primaria Villaggio, ad esempio, solo 2 famiglie su 109 pagano la tariffa massima, mentre la gran parte beneficia di pasti a 4 euro o meno. Sono inoltre garantite 65 esenzioni totali per situazioni di grave disagio sociale certificate.
«Trasformare una procedura amministrativa in un’accusa di discriminazione è grave», conclude il Comune, ribadendo che il rispetto delle regole e la tutela delle risorse pubbliche servono proprio a proteggere le famiglie e la qualità del servizio per tutti.
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Bb
13 Ottobre 2026 at 16:06
trovano sempre giustificazioni ma sotto sotto la verità e tutta da vedere, aumenteranno sempre di più i vegetariani e i vegani e una mensa deve stare attenta a tutti i bisogni e le esigenze come i celiaci