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Meglio le nostalgie del passato o il desolante quadro del Biellese di oggi?

Pausa caffè, la rubrica di Giorgio Pezzana

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Si, lo capisco, a parlare del passato s’inciampa facilmente in scomode nostalgie. Ad alcuni risultano fastidiose perché, forse, non hanno un gran passato da ricordare, non hanno avuto dalla vita ciò che avrebbero desiderato e quindi preferiscono non voltarsi più indietro, rinnegando talvolta anche la loro gioventù, trascorsa in anni che a definire migliori ormai non sono più soltanto le rimembranze di chi ha qualche capello bianco.

Parliamo dunque del presente, sposando quel pragmatismo che abiurando il passato tinge di sfumature fosche anche il futuro. E parliamo del presente biellese, quello che ci è più vicino e nel quale siamo immersi ogni giorno. Dunque, Biella che un tempo si definiva anche su storici manifesti “la Manchester d’Italia” (chissà se qualche inglese avrà mai definito Manchester la Biella d’Inghilterra?) per via del suo comparto tessile, in una ventina d’anni ha chiuso quasi il settanta per cento delle aziende di settore.

Biella, che il Carducci collocava “tra ‘l monte e il verdeggiar de’ piani”, è tra i capoluoghi italiani con la più elevata percentuale di suicidi. Da Biella se ne va la maggior parte dei giovani che qui non riescono a trovare opportunità di lavoro, neppure al di sotto di quanto potrebbero legittimamente aspirare.

A Biella e nel Biellese non si sono mai contati così tanti ubriachi come nei fine settimana degli ultimi anni (e non solo nei fine settimana). In ambito provinciale non si sono mai avuti così tanti incidenti stradali “autonomi”, cioè autoprovocati senza il coinvolgimento di terzi, come negli ultimi anni. Scoppiano risse per futili motivi con inquietante frequenza, spesso causate dall’alcool o dall’uso di sostanze. Dilaga un vandalismo che non rispetta né i luoghi né le persone.

Si chiacchiera di turismo, ma intanto vanno in rovina sentieri ed alpeggi, la funivia di Oropa è ferma, il rifugio Savoia è chiuso da anni ed anche la funicolare del Piazzo arranca. Non vi è rimasta una sola discoteca su tutto il territorio ed i ragazzi devono fare chilometri per trovare un locale che non siano i soliti pub. E nonostante che l’età media dei biellesi sia tra le più avanzate d’Italia, da un paio di anni si registra un preoccupante aumento di decessi prematuri (ce l’hanno raccontata tutta sui possibili effetti collaterali dei vaccini anticovid?).

Ecco, ho messo al bando le nostalgie ed ho parlato del presente. Come dite? Erano meglio le nostalgie? Forse la differenza sta tutta tra chi un tempo i problemi cercava di risolverli e chi invece, oggi, li gestisce.

Giorgio Pezzana

2 Commenti

2 Comments

  1. Pier Giovanni Malanotte

    22 Settembre 2022 at 11:30

    Che desoluzione ma quanto verità nell’articolo. A mio avviso gli attuali enunciati problemi non sono neppure gestiti, ed oserei dire neppure intravisti.

  2. Pingback: Meglio le nostalgie del passato o il desolante quadro del Biellese di oggi?Talkwalker Alert: 50 results for [turismo] – Canil Viaggi

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