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“Le Vette”, bisogna valutare bene ogni aspetto

Pausa caffè, la rubrica di Giorgio Pezzana

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Bollettino di guerra del fine settimana a Biella. Intanto la notizia della scarcerazione del marito dell’influencer Siu, italo-marocchina residente a Chiavazza, appena uscita dal coma, che sta scatenando polemiche a livello nazionale

Il fatto che Athena SpA abbia sentito il dovere di rivolgersi, attraverso i giornali, a tutti i cittadini per esporre in modo più approfondito le caratteristiche del progetto per la realizzazione del nuovo centro commerciale “Le Vette”, rappresenta di per sé un fatto positivo. Sottintende la volontà di un confronto aperto, pur se molte perplessità permangono.

Inizio da una prima considerazione certamente condivisibile: quell’area delle ex filature compresa tra i comuni di Biella e Gaglianico, se non sarà oggetto di qualche intervento, è destinata a trasformarsi, più di quanto già non lo sia, in un cumulo di macerie e rovi che non potrà che vedere progredire il proprio deterioramento.

La sua trasformazione in un polo funzionale realizzato, come viene riferito, con tutti i crismi della valorizzazione di aree verdi e costruzioni ecosostenibili potrebbe quindi rappresentare una soluzione per il recupero e l’utilizzo di un’area vastissima alle porte del capoluogo.

Entrando più nel dettaglio, si apprende poi che non vi saranno supermercati, per altro già in esubero sul territorio biellese e le attività commerciali saranno affidate ad aziende leader nei vari settori andando quindi, secondo Athena, ad integrare e non a sovrapporsi alle attività del centro storico di Biella. Qui, qualche perplessità è legittimata dal forte turn-over che si rileva nei centri commerciali già esistenti, perchè, qualora le “aziende leader” non dovessero funzionare e dovessero lasciare quegli spazi, chi subentrerebbe al loro posto? A quel punto davvero la proprietà si preoccuperebbe di non entrare in concorrenza diretta con i negozi del centro storico? Si parla poi di bar e ristoranti e come si pensa che questi possano non risultare concorrenziali con le attività similari già esistenti?

L’ipotesi poi di una multisala cinematografica (si parla di sette schermi) certamente rappresenterebbe una minaccia per le sale già esistenti ed imporrebbe una programmazione molto coraggiosa poiché si dovrebbe pensare a proiezioni attualmente impensabili per varietà e generi, considerando anche un bacino di utenza che nel Biellese non dà segni di crescita e pensare ad utenti di fuori provincia è azzardato (chi partirebbe da Ivrea, Novara o Vercelli per venire al cinema a Biella?). Non entro poi nel merito degli spazi che si vorrebbero pensare per palestre e fitness. E’ possibile che alcune realtà oggi un po’ sacrificate potrebbero trovare in quel contesto maggiore respiro.

Mi voglio invece soffermare sugli spazi che si vorrebbero dedicare alla musica, pensando soprattutto ai giovani. Di spazi per la musica nel Biellese se ne parla da decenni (e non intendo discoteche, che per altro credo abbiano superato il loro momento d’oro). Gli spazi per la musica devono essere funzionali, attrezzati, sorvegliati e gestiti da chi sappia poi metterci dentro degli eventi senza aspirare al “sold out” ad ogni costo (se si vuole offrire un contenitore che sappia dare anche spunti culturali).

C’è davvero la volontà di costruire un simile percorso o ci si vuole accontentare di un dj che ogni sera stordisca i presenti senza troppe pretese? Forse alla fine de “Le Vette” non se ne farà nulla, come è accaduto per tanti altri progetti sdoganati in clima elettorale. Ma se un’intenzione seria esiste, è bene valutarne ogni aspetto. L’ipotesi allettante dei 200 posti di lavoro non deve comportarne la perdita di altrettanti o anche più.

Giorgio Pezzana

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2 Commenti

1 Commento

  1. Ardmando

    30 Novembre 2023 at 8:29

    I solti vecchi faranno queste sceneggiate napoletane ogni volta che verrà proposto un progetto nuovo per Biella e il Biellese. Non importa dove o come, le lobby del vecchiume cittadino diranno sempre che bisogna evitare, che occorre pensare al “centro cittadino”, che sono progetti che falliranno, e decine di altre scuse vuote, sterili e anacronistiche. Il famigerato “centro cittadino” resterà com’è e potrà solo peggiorare, ex aree industriali continueranno a marcire abbandonate e i biellesi continueranno a credere nel mito estinto della grande Biella, lamentandosi però di ogni cosa e della mancanza della qualunque. E chiunque vorrà investire per davvero, sceglierà altre città mano propense a lamentarsi e meno propense a vivere di nostalgia per un passato che loro stessi stanno faticando a lasciare andare per abbracciare un futuro fatto di modernità e sviluppo.

    • Paola

      30 Novembre 2023 at 16:01

      Perfettamente d’accordo, mi piace l’idea di NON aprire un supermercato,
      Poi la musica è importante, anche perché ogni festa c’è qualcuno che si lamenta per il rumore.

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