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“Lancia di Verrone” paura per il futuro: Il passaggio all’elettrico preoccupa i 500 dipendenti

L’allarme lanciato dal segretario della Fiom/Cgil, Filippo Porcari: ««Riteniamo si debba costruire un piano per l’impianto produttivo biellese perché supponiamo che sotto una certa soglia dimensionale verrebbe messa in discussione l’esistenza stessa dello stabilimento»

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VERRONE – Forte preoccupazione anche a Verrone, nello stabilimento FCA – Stellantis, per il futuro dei lavoratori e della produzione di auto.

Incertezza sul futuro

La presentazione del piano strategico da parte del Ceo Carlos Tavares ha infatti creato incertezza sulle sorti della produzione locale. Le strategie del gruppo a livello internazionale e italiano, infatti, avranno inevitabili ripercussioni pure sul Biellese, dove si trova un impianto di produzione con centinaia di dipendenti e di addetti.

A dare l’allarme è stata la Fiom/Cgil

A dare l’allarme è stata la Fiom/Cgil, tramite il suo segretario Filippo Porcari, che ha incontrato i lavoratori nei giorni scorsi in un’assemblea che aveva come primo punto all’ordine del giorno la sicurezza nei luoghi di lavoro. Il faccia a faccia ha portato a una riflessione sul futuro dell’impianto, che produce cambi, destinati a risultare superflui nel momento in cui la casa madre decidesse come annunciato più volte di riconvertire al più presto la produzione verso il settore dell’elettrico. «Questo è il punto fondamentale della discussione – spiega Porcari -. Che ne sarebbe di Verrone? Se lo chiedono gli operai e ce lo chiediamo noi. Non parliamo di oggi o di domani, ma di un futuro comunque molto vicino a sentire le dichiarazioni dei vertici aziendali, secondo cui la riconversione al settore elettrico in Europa è questione di pochi anni».

Nel 2030 composto al 100% da veicoli elettrici

Entro il 2030, infatti, il listino del gruppo FAC – Stellantis dovrebbe essere composto al 100% da veicoli elettrici per il mercato europeo e al 50% per quello nordamericano. L’obiettivo annunciato ufficialmente nel piano, secondo Tavares, è di arrivare alla vendita di 5 milioni di veicoli elettrici all’anno entro la fine del decennio, con un’offerta di oltre 75 modelli completamente elettrici.

I dati somo preoccupanti

«Abbiamo parlato del futuro dello stabilimento biellese, ancora oggi incerto a causa dei dati poco incoraggianti che giungono dal comparto automobilistico. La produzione piemontese è passata da 218 mila veicoli nel 2006 a 20 mila veicoli nel 2019. L’indotto ha licenziato almeno 35 mila lavoratori, dato sottostimato perché riferito ad aziende in cui è presente la rappresentanza sindacale – spiega il numero uno della Fiom locale -. Si aggiunge la perdita di volumi produttivi nel settore tessile e nel settore gomma plastica che fanno rispettivamente tappezzerie. Un esempio? La Sinterama di Sandigliano, che produce filati per le automobili, ha già in passato dovuto riorganizzarsi per sopperire alle carenze di questo tipo di settore. Stesso discorso per chi lavora a cruscotti/particolari per auto, tipo la Adler di Santhià che produce materiale fonoassorbente per gli interni».

E ancora, aggiunge il sindacalista: «Riteniamo si debba costruire un piano per l’impianto produttivo biellese perché supponiamo che sotto una certa soglia dimensionale verrebbe messa in discussione l’esistenza stessa dello stabilimento. La “Lancia di Verrone” non può diventare una cattedrale nel deserto. Il suo destino rappresenta una risorsa territoriale poiché ancora il primo insediamento manifatturiero del Biellese per dimensioni occupazionali e secondo solo all’ospedale cittadino in una classifica più generalista. Lo stabilimento di Verrone coi suoi 667 addetti nel 2019 ora si è ridotto a 500 con un saldo, al momento, di meno 167 lavoratori in 3 anni, una cifra importante, pari al 25% della forza lavoro. La cassa integrazione a Verrone continua anche se c’è stata una piccola sospensione dovuta da un picco di lavoro che sembra già in esaurimento».

Riteniamo che si tratti di una battaglia territoriale importante

«Riteniamo che si tratti di una battaglia territoriale importante, non solo per la Fiom ma per tutta la confederazione e per le istituzioni territoriali – conclude Porcari -. Urge un impegno delle istituzioni locali anche per sollecitare il Governo affinché convochi i tavoli richiesti dalle organizzazioni sindacali e dal sistema delle imprese. I rappresentanti territoriali, a fianco dei lavoratori e alle organizzazioni sindacali, devono farsi portavoce della necessità di trattenere posti di lavoro e competenze, che sono una risorsa per l’azienda, ma anche per il territorio biellese».

 

Paolo La Bua

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