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La città riparte e il suo cuore ricomincia a battere

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BIELLA – Un fiore che sboccia dopo un lungo inverno. E’ l’immagine che in questo periodo Biella sta dando di sé.
Dopo i mesi di “gelo” dovuti all’esplosione dell’epidemia, nei primi giorni della fase 2 la città è tornata ad animarsi. Basta avventurarsi lungo le vie del centro per rendersene conto.

Via Italia, trasformatasi in un deserto desolato per molte settimane, è letteralmente resuscitata. Fin dalla mattina sono decine le persone che si incontrano percorrendola.

Tante persone, certo, ma tendenzialmente attente a rispettare le regole base: distanziamento e protezioni individuali.
Quasi tutte, infatti, indossano la mascherina, qualcuna anche i guanti. Ogni tanto si incappa in qualche “assembramento” vietato di quattro o cinque persone. Anche in questi casi, però, il buon senso sembra prevalere sulla voglia di incontro e contatto: quasi sempre, anche nei gruppetti, si mantiene un minimo di distanza e si indossa la mascherina.

Camminando sui sampietrini di via Italia, si sente in sottofondo il cuore della città, che è vivo e ha ricominciato a battere. Proprio quel cuore che da anni viene dato per spacciato.
Sembra quasi che, una volta allentati i cordoni della chiusura forzata in casa, tanti biellesi sentano il bisogno di tornare in un’altra “casa” rassicurante, che è quella dell’intera comunità.

Non ci sono le folle, ovviamente e per fortuna, ma si respira un’aria diversa. Anche l’umore sembra migliore, nonostante la crisi, nonostante i problemi, nonostante le paure. La gente non si tocca, non si stringe la mano, ma sorride, con le labbra e con gli occhi, pure agli sconosciuti. I social network non bastavano più, si coglie il bisogno di vedere facce reali, di percepirne la presenza.

Arrivando in piazza Duomo, lo spettacolo della rinascita “primaverile” della città continua. L’area è tanto grande da poter accogliere alcune decine di persone, continuando ad apparire comunque quasi vuota. In questo caso evitare di stare vicini è ancora più facile.

Le panchine sono quasi tutte occupate, ma guai a non rispettare le distanze.
Certo, qualcuno è meno attento di quanto dovrebbe, ma in generale tutto funziona come dovrebbe, e senza il bisogno in una divisa a ricordare che le trasgressioni possono costare care.

E’ vero, gli episodi negativi anche nel Biellese non mancano – è sufficiente pensare alle segnalazioni arrivate lo scorso fine settimana dalla Burcina -, ma è altrettanto vero che si tratta di singole situazioni.

Volendo invece vedere il bicchiere mezzo pieno, basta osservare i tanti che rispettano le regole, basta guardare le saracinesche rialzate, ogni giorno di più, i volti determinati nonostante i timori di chi ricomincia lentamente a lavorare, le espressioni serene dei pensionati tornati ai giardini Zumaglini, il sorriso del nonno che guarda il nipote dar da mangiare ai piccioni, la mano del padre che tiene stretta quella del figlio. E’ il futuro che riparte. Anzi, sono tanti futuri, tutti ad almeno un metro di distanza, ovviamente.
m.f.

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