AttualitàCircondario
Il viaggio al centro della Terra parte dalla Valsesia: il mantello si trova a soli 2 chilometri dalla superficie
Una straordinaria anomalia geologica permette di avvicinarsi come in nessun altro luogo al mondo: a Vocca, i geologi raggiungeranno la linea di confine tra la crosta terrestre e il cuore della Terra
Il viaggio al centro della Terra parte dalla Valsesia: il mantello si trova a soli 2 chilometri dalla superficie.
Abbiamo fotografato gli anelli di Saturno, fatto atterrare rover su Marte e spedito sonde oltre i confini del sistema solare. Eppure il nostro pianeta resta in gran parte inesplorato proprio sotto i nostri piedi. Il pozzo più profondo mai scavato, quello della penisola di Kola, in Russia, si è fermato a circa 12 chilometri. Appena lo 0,2% dei 6.371 chilometri che ci separano dal centro della Terra.
Per rendersi conto delle proporzioni, si può pensare a una mela. La crosta terrestre, con le sue montagne, gli oceani e le città, è sottile come la buccia. Sotto si estende il mantello, un enorme volume di roccia calda che scorre lentamente nell’arco di milioni di anni e che costituisce la parte più grande del pianeta.
Il confine tra crosta e mantello si chiama discontinuità di Mohorovičić, o più semplicemente Moho.
Il viaggio al centro della Terra parte dalla Valsesia
Ed è qui che entra in gioco la Valsesia. Chi conosce le Alpi tende a immaginare che, come in ogni catena montuosa, anche qui il Moho sia sepolto molto in profondità. Sotto montagne che pesano e affondano nel mantello come un iceberg nell’acqua. In gran parte della catena è effettivamente così: sotto le Alpi occidentali la crosta si ispessisce e la Moho raggiunge anche i 50 chilometri e oltre.
Nella zona Ivrea-Verbano, però, la storia è diversa. Milioni di anni fa la placca africana si scontrò con quella europea dando origine alle Alpi. Allora un enorme frammento di crosta profonda e di mantello superiore fu spinto verso l’alto, fino a essere inclinato e portato vicino alla superficie.
Il risultato è un vero e proprio “spaccato” naturale della crosta. Le rocce che normalmente si trovano a 20-30 chilometri di profondità affiorano oggi sulle nostre montagne. E le indagini geofisiche indicano che la Moho si trova a circa 2 chilometri sotto la superficie, contro i 30 e più della norma.
In altre parole, non serve più scavare per decine di chilometri: in Valsesia la crosta profonda è già in superficie e il mantello è a portata di trivella. Non è un caso che in zona affiori la peridotite di Balmuccia, una roccia che proviene proprio dal mantello superiore ed è uno dei rari esempi al mondo visibili in superficie. Per questo l’area è considerata da decenni uno dei luoghi di riferimento per studiare l’intera sezione tra crosta e mantello.
Il progetto DIVE
Il sogno di perforare fino al mantello nasce negli anni Sessanta. Con il celebre progetto americano Mohole, che puntava a bucare il fondale oceanico e fu abbandonato per difficoltà tecniche e costi. In pochissimi casi si è riusciti a scapito di sforzi enormi. Oggi la comunità scientifica internazionale ha individuato nella zona Ivrea-Verbano l’occasione migliore e l’ha messa al centro del progetto DIVE (Drilling the Ivrea-Verbano zonE).
Il percorso è stato lungo. Nel maggio 2017 un workshop dell’ICDP a Baveno concluse che quattro perforazioni tra Val Sesia e Val d’Ossola rappresentavano la strategia più promettente. Seguirono i rilievi sul campo. Nel 2020 due campagne sismiche congiunte, con GFZ Potsdam, Università di Losanna e Montanuniversität Leoben, indagarono la struttura profonda dell’area, compresa la zona di Balmuccia.
La prima fase, tra il 2022 e il 2024, ha riguardato la Val d’Ossola, con due pozzi a Ornavasso e Pieve Vergonte, profondi 579 e 910 metri. Non hanno raggiunto il mantello, ma hanno restituito campioni e dati preziosi sulla crosta continentale inferiore, mostrandone una variabilità inattesa. Ne sono nati numerosi studi, alcuni già pubblicati su riviste internazionali, altri ancora in corso.
Il nuovo pozzo sorgerà nell’area di Vocca e dovrà scendere più del doppio dei pozzi ossolani, con l’obiettivo di raggiungere la passaggio tra crosta e mantello. Se l’impresa riuscirà, i ricercatori potranno finalmente analizzare la Moho direttamente: carotaggi di roccia, misure di temperatura, proprietà fisiche e fluidi.
LEGGI ANCHE: “La cardiologia dell’ospedale di Biella, dove la scienza incontra la carezza”
Continua a leggere le notizie de La Provincia di Biella e segui la nostra pagina Facebook

