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Il turismo tra slogan, cordate e scomode verità

Il Biellese, a causa del coronavirus, rischia di perdere l’unico vero evento che avrebbe potuto portare centinaia di migliaia di persone sul territorio, con un indotto importante e con un ritorno mediatico sicuramente di grande rilievo: il 500° anniversario dell’incoronazione della Madonna d’Oropa. Piaccia o no, il cosiddetto “turismo religioso” è per ora l’unico vero turismo che davvero possa ritenersi tale nella nostra provincia. Deciderà il Vescovo, nei prossimi giorni, se fare continuare il lavoro della macchina organizzativa che era stata messa in moto per il grande appuntamento di fine agosto o se spegnere i motori in attesa di tempi più propizi.
Ma, al di là di quanto accadrà in Santuario, suscitano comunque alcune riflessioni le ambizioni turistiche di un Biellese che in tal senso non ha ancora saputo darsi un’identità. Non si vuole il turismo di massa e del resto non ci sarebbero neppure gli spazi adeguati per accoglierlo. E poi, laddove c’è il turismo vero, come appunto ogni anno a Oropa, in termini statistici non ha alcun peso perché, per un perverso quanto inspiegabile sistema di calcolo dei flussi, è considerato “turista” solo colui che pernotta (e quindi spende, oltre ai pranzi ed alle cene). Ma il Biellese, per chi viene dalle regioni limitrofe, consente di raggiungere più mete in un giorno solo e di rincasare al calar del sole.

E poco importa se chi rincasa porterà un’immagine del nostro territorio che potrà invogliare amici e parenti ad avventurarsi in questi siti ameni ove forse non sono venuti mai. Insomma, come il proverbiale gatto che si morde la coda, non ne veniamo fuori, pur se da anni vengono organizzati convegni e dibattiti per affrontare il tema del “rilancio” del turismo nel Biellese (fatemi sapere quando è avvenuto il “lancio” perché dai tempi dei centri termali dell’inizio del secolo scorso, non mi pare sia più accaduto altro). S’inventano manifesti e loghi, si formano e si sformano comitati e commissioni. In questi giorni, pare si stia muovendo una nuova cordata dalle potenzialità formidabili, almeno sulla carta. Ma a giudicare dalle prime rettifiche inviate ai giornali, il percorso è ancora lungo e forse si è peccato un po’ di avventatezza nell’annunciare quello che per ora pare più un’intenzione che un progetto. Forse, però, è la prima volta che si tenta di fare davvero sul serio. Ma il problema rimane quello di sempre: il turismo dei grossi numeri il Biellese non lo potrà mai avere, se non in qualche sporadica occasione (l’incoronazione della Madonna di Oropa, forse l’Adunata nazionale degli Alpini, Candelo in Fiore, Vinincontro, la Passione di Sordevolo….), eventi di breve durata che non offrono alcuna garanzia di continuità stagionale. Si salva in tal senso, con Oropa, il lago di Viverone, che per altro si gioca la partita a cavallo tra due province. Quindi, non rimane che il turismo dei piccoli numeri, vale a dire quello d’élite, quello per pochi, costoso e un po’ spocchioso, quello che in fondo vorrebbero i biellesi che non hanno mai creduto davvero nel turismo, ma solo in quei profitti che un qualcosa di vagamente simile al turismo (ma meno chiassoso) potrebbe recare. Ma per quel tipo di turismo, non servono troppi proclami. Sono sufficienti i soliti circuiti fatti di circoli e di club. E una parolina magica, che da queste parti fa sempre presa: “esclusivo”.
Giorgio Pezzana

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