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Il nome (insabbiato) del nuovo ospedale

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Il nuovo (ormai sempre meno) ospedale di Biella, un nome lo avrebbe avuto. E non sarebbe stato né ospedale di Biella, né ospedale di Ponderano e ancor meno ospedale Degli Infermi. Solo che quel nome, scaturito da un sondaggio promosso tra la gente, non aveva soddisfatto le attese di una parte dei frequentatori di Palazzo Oropa e la questione, dopo qualche balbettio, era stata insabbiata. Il nome preferito era risultato essere “Beata Vergine di Oropa”, ma a qualcuno non era piaciuto.
In realtà, anche in questo caso, la politica ci aveva messo la coda, supportata da un laicismo esasperato e da quell’ottusità che a Kabul vede il simbolo della Croce Rossa sostituito dalla Mezzaluna rossa mentre in Italia c’è chi vorrebbe abolire i canti di Natale per non offendere i migranti di altre religioni. Fermo restando il fatto che in un ospedale è assai più importante l’efficienza dei reparti che non la denominazione della struttura, è comunque fuori discussione che se c’è un’immagine che unisce i biellesi da generazioni, è quella della Beata Vergine di Oropa.

Ci si può contrapporre su tutto e spesso lo si fa per ragioni caratteriali ancor più che per valide e comprovabili motivazioni, ma il Santuario di Oropa e la Madonna Nera custodita in quell’antico sacello, rappresentano un punto fermo, un luogo al quale tutti quanti abbiamo guardato cercando risposte o, quanto meno, conforto. Lo hanno fatto generazioni di pellegrini oranti che al cospetto di quella Statua si sono raccolti in preghiera, ma lo ha fatto anche chi, non credente, in frangenti tempestosi della propria esistenza, ha rivolto lo sguardo lassù, cercando un segno di speranza. E dunque, quale occasione migliore nell’anno del 500° anniversario dell’incoronazione della Beata Vergine di Oropa, per intitolare a suo nome un luogo di sofferenza, di ansia e di speranza qual è l’ospedale? Quel sondaggio di alcuni anni or sono aveva indicato una scelta. Per una volta la politica lasci che a scegliere sia la gente.

Giorgio Pezzana

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