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Il magico presepe di fratel Amilcare

Pausa Caffè di Giorgio Pezzana.

Era una tradizione di ogni anno, di questi tempi. Mamma veniva a prendermi alla scuola elementare “De Amicis” (a quell’epoca a scuola si andava anche il pomeriggio) e l’ultimo giorno prima dell’inizio delle vacanze di Natale, prima di rincasare, si andava a vedere il presepe. Non un presepe qualunque, ma il magico, incantevole presepe meccanico di fratel Amilcare.
In quegli anni veniva allestito in una grande sala dell’Istituto La Marmora, in Biella. Per entrare si doveva attendere il segnale di libero accesso, per non interrompere l’incanto di un cielo stellato e della cometa che lenta si muoveva nel buio verso la capanna della Natività. Quel meraviglioso presepe (successivamente e tuttora allestito all’Istituto “Belletti Bona”) è suddiviso in quattro diversi momenti: alba, giorno, tramonto e notte. E ciascuno di quei momenti prevede diversi tipi di animazione ottenuti grazie al lavoro appassionato di fratel Amilcare, morto nel febbraio del 2013, alla veneranda età di 99 anni.

Il religioso aveva iniziato a costruire il suo presepe nel lontano 1938, in Libia, per poi portarlo ad Oropa nel 1956 e quindi rimontarlo, ogni anno, all’Istituto La Marmora, sino a pochi anni prima della sua morte. Per costruire i meccanismi che danno vita a quel capolavoro, fratel Amilcare utilizzava di tutto e anno dopo anno arricchiva il suo presepe di nuovi personaggi. Generazioni di bambini sono rimaste a bocca aperta al cospetto di quelle statue in movimento che riuscivano a dare un significato profondo al mistero divino della Natività. Sino a trasformare quelle visite pomeridiane, quando fuori faceva freddo e veniva sera presto, in incontri irrinunciabili che ci accompagnavano verso il significato più vero del Natale.
E’ bello ricordare quel presepe in un frangente difficile come quello che stiamo attraversando e che ci sta portando nella direzione di un Natale diverso, un Natale meno chiassoso, più intimo, meno dispersivo, più idoneo alla riflessione. Quel Natale che fratel Amilcare aveva saputo rappresentare così bene attraverso il suo presepe e che divenne, per tanti anni, il nostro presepe, intorno al quale era bello ritrovarsi, in quel silenzio interrotto solo dal rumore lieve dei movimenti delle statuine e da un coro di angeli che ci avvolgeva. Buon Natale a tutti.
Giorgio Pezzana

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