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I ristoratori fra lacrime e sangue

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E’ finita con sanzioni e lacrime l’iniziativa di alcuni ristoratori che la settimana scorsa a Torino hanno riaperto i propri locali, violando i divieti imposti dai vari decreti ministeriali.

Dietro alle serrande abbassate di ristoranti, bar, pizzerie la preoccupazione di molte persone si sta trasformando in disperazione perché non si vedono segnali di riapertura in tempi brevi e, se si considera che il più delle volte si tratta di imprese familiari, il rischio di un’emergenza sociale è più che concreto.

Fare pronostici è quasi impossibile, tuttavia ci si deve interrogare ora sul futuro della ristorazione, che, come d’altronde accade anche per altri settori, vive una delle più gravi crisi nella sua storia a livello mondiale.

Il potenziamento del servizio da asporto, delivery in gergo commerciale, che ha garantito la sopravvivenza in questo periodo di emergenza per molti locali, potrebbe non essere sufficiente per compensare le vendite perse e la riduzione del volume di attività.

Visto che l’emergenza coinvolge tutti allo stesso modo, è interessante vedere come all’estero si stanno sperimentando nuove soluzioni per il settore della ristorazione. Negli Stati Uniti ad esempio, si è avviata una collaborazione con una serie di ristoranti locali, che preparano pasti vendibili sugli scaffali della grande distribuzione. Una soluzione ibrida che potrebbe consentire alle piccole imprese di superare questa fase, per prepararsi ad una realtà che oggi non si riesce ancora a immaginare.

Si potrebbe profilare una strategia simile a Biella? Certo l’America è lontana, come cantava Lucio Dalla, dall’altra parte della Luna. Il rischio che i locali biellesi tuttavia si facciano vampirizzare è alto, come già accaduto per molti bar con il monopolio di alcuni marchi commerciali di caffè e non solo.  

Si deve iniziare adesso a lavorare proprio perché il futuro si realizzi e le prospettive della nostra società non si frantumino trascinando le piccole aziende familiari sotto il macigno dell’indebitamento e del rischio di usura.

Per sopravvivere, oltre ai sussidi immediati, abbiamo bisogno che lo Stato sappia gestire con grande progettualità e programmazione i miliardi che arriveranno. Ed e’ proprio questo il nostro atavico tallone d’ Achille.

Vittorio Barazzotto

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