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Attualità

Fuori dalla stanza dei ricordi

Tra le righe, la rubrica di Enrico Neiretti

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Costruire il proprio mondo, tutto quel sistema di valori, passioni, linguaggi, riferimenti culturali che permettono di muoversi con un po’ di consapevolezza, mica è facile. Io ci ho messo un sacco di tempo a mettere insieme tutto questo; ho lavorato parecchio per capire che cosa, di ciò che incontravo lungo la mia strada, fosse davvero in sintonia con quello che sentivo dentro.

E ci ho messo tanto tempo a voler bene ai simboli, agli oggetti, ai linguaggi che testimoniavano quella sintonia.

E poi ci ho messo ancora di più per capire l’espressione artistica dei sentimenti, per ritrovare in libri, canzoni, fotografie, musica, le consonanze con le mie emozioni. Sono arrivato -per dire- tardissimo ad ascoltare il grande rock, ad emozionarmi per quelle sonorità che oggi mi sembrano essere davvero l’espressione di qualcosa che si muove dentro di me in cerca di ritmo ed armonia. Un poco mi vergogno, ma devo confessare che l’ascolto profondo e rapito della musica dei Rolling Stones è per me una conquista relativamente recente.

E’ successo una mattina di settembre, quell’incontro: stavo andando al lavoro in auto, la strada era stranamente sgombra, la luce bellissima, un po’ di brezza fresca entrava dal finestrino appena abbassato.

I Rolling Stones sono entrati nella mia auto, e nella mia vita, con la bellissima “She’s A Rainbow”, che con la sua alternanza di melodia e di ritmo mi ha svelato una dimensione di me che forse sino ad allora non avevo ben capito. Qualcosa di piccolo, di intimo, non traducibile a parole. Ma qualcosa di fondamentale che ha modificato un po’ la mia visione.

Ecco, tutto questo per dire che io sono molto orgoglioso del mio patrimonio di passioni e di sensibilità. E certo, tante volte, ho la tentazione di fermarmi semplicemente a contemplare tutto questo, di assumere che ormai questa rappresentazione della vita, distillata in anni e anni di osservazione, attenzione, rielaborazione, sia davvero un riassunto del mondo e delle sue dinamiche. E dunque si fa strada l’idea di guardare alle vicende che mi circondano e di giudicarle unicamente alla luce di questa mia sensibilità.

Ma poi, se mi fermo un istante a pensare, mi accorgo di come basti davvero poco per spostare lievemente l’asse della mia traiettoria: una nuova suggestione, un cambio di ritmo, una combinazione di fattori che mi mostrano le cose in modo un po’ differente da come la avevo sempre viste.

A volte basta soltanto alzare la vista e guardare “oltre”: indietro nella rilettura aggiornata di un passato magari solo lambito, o avanti, nel tentativo bello e faticoso di cogliere i segni di ciò che sarà.

Quindi ecco, amo molto il mio piccolo spaccato di realtà, ma so benissimo che non può essere metro di giudizio nei confronti della dinamica imprevedibile della vita.
Quella di giudicare il mondo soltanto alla luce della mia esperienza consolidata è una pretesa sciocca ed inefficace per quanto riguarda me e le mie scelte, figuriamoci quando si posa sulle azioni altrui.
Enrico Neiretti

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