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Elvo senz’acqua per i troppi prelievi La Provincia multa due società

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BIELLA -Nei giorni scorsi l’amministrazione provinciale di Biella ha avviato una serie di indagini per verificare se le carenze idriche segnalate a carico del torrente Elvo, nel tratto a valle del ponte di Salussola, fossero determinate da cause naturali o da condotte illecite. Gli accertamenti condotti dal personale provinciale hanno evidenziato che l’opera di derivazione situata nel territorio del Cerrione, afferente la roggia Massa Serravalle, non garantiva il rilascio del deflusso minimo vitale prescritto pari a 650 litri al secondo. Alla società che gestisce l’impianto è stata quindi recapitata una diffida per ripristinare le condizioni di esercizio autorizzate e un verbale di contestazione di illecito amministrativo.
Analogamente, sempre nel comune di Cerrione, ulteriori accertamenti hanno evidenziato che l’opera di derivazione afferente la roggia Madama, anche in questo caso non garantiva il rilascio del deflusso minimo vitale prescritto oltre all’assenza dell’indicazione del livello idrico di deflusso minimo vitale sull’asta idrometrica. Al gestore, come per l’altra situazione, è stata recapitata diffida a ripristinare le condizioni di esercizio autorizzate ed avviato iter per la contestazione di illecito amministrativo.
Ricordiamo che per minimo deflusso vitale si intende quel quantitativo di acqua rilasciata da una qualsiasi opera di captazione sull’asta di un lago, fiume, torrente, o qualsiasi corso d’acqua, in grado di garantirne la naturale integrità ecologica, seppure con popolazione ridotta, con particolare riferimento alla tutela della vita acquatica. Quindi il minimo deflusso vitale deve essere considerato come portata residua, in grado di permettere a breve e a lungo termine, la salvaguardia della normale struttura naturale dell’alveo e, di conseguenza, la presenza di una biocenosi che corrisponda alle condizioni naturali. Nel contratto con l’ente pubblico viene dunque specificato il quantitativo minimo determinato in litri al secondo che il privato deve immettere nel fiume, sotto al quale non può scendere. Come non è accaduto nei due casi segnalati.
Nello scorso mese di luglio la delegazione regionale di Legambiente aveva organizzato la manifestazione Big Jump, ovvero il tuffo-denuncia per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla qualità delle acque piemontesi.
«Abbiamo fortemente voluto organizzare anche l’edizione 2020 – aveva dichiarato Alice De Marco, direttrice di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta – nonostante lo stop a livello europeo per tenere alta l’attenzione sullo stato di salute dei nostri corsi d’acqua. Come testimoniano i dati di Arpa Piemonte e della Regione il raggiungimento dell’obiettivo di buono stato ecologico nella totalità delle acque dei corsi d’acqua del Piemonte è ancora lontano. È necessario adottare piani per ridurre i prelievi e i carichi inquinanti, rispettando il deflusso minimo vitale delle acque e ricorrendo anche a misure come la riqualificazione e la rinaturalizzazione delle sponde: il 28% dei corsi d’acqua piemontese è in uno stato ecologico classificato come scarso o cattivo; il 18% è solo sufficiente».

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