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È colpa del governo se il sindaco avrà l’aumento

Pausa caffè: tra uno scaricabarile e l’altro, non tornano solo i conti nelle tasche dei cittadini

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BIELLA – Nella sostanza ha ragione il sindaco di Biella, Claudio Corradino, quando contesta i contestatori del suo stipendio da primo cittadino. Il passaggio a 6.491 euro lordi mensili, che diverranno 9.660 nel 2024, non lo ha deciso lui, bensì lo dobbiamo ad un Decreto Ministeriale che il Consiglio comunale di Biella ha semplicemente adottato, incurante delle proteste delle opposizioni.

L’aumento delle spettanze, sia pure in misura diversa e con alcune regole dettate soprattutto dalla presenza o meno di una prima occupazione, riguarda anche gli assessori. Quindi, il problema semmai è quello di comprendere se davvero sindaco ed assessori ritengono di meritare quell’aumento (dopo che si è allargata anche la Giunta di palazzo Oropa), che è uno scriteriato regalo di un altrettanto scriteriato Governo che vive ormai da tempo al di fuori della realtà. Già, perché la possibilità di aumentare gli stipendi di sindaci ed assessori è un’opportunità riconosciuta dalla legge, ma non è un obbligo.

In una città come Biella, ove mese dopo mese si perdono abitanti tanto che il capoluogo è ormai ridotto a poco più di 40mila residenti, sarebbe stato legittimo attendersi da parte di qualcuno un gesto di buona volontà e di consapevolezza, rinunciando del tutto o, almeno, in parte, all’aumento. Probabilmente sarebbe stato sufficiente un gesto simile da parte del sindaco o del vicesindaco e tutti li avrebbero imitati. Forse non tutti con la stessa convinzione, ma a quel punto chi non avesse fatto un passo indietro avrebbe rivelato un’avidità poco edificante.

Il che politicamente e umanamente non avrebbe giovato. Hanno invece preferito nascondersi tutti dietro ad un Decreto, sull’onda del “così fan tutti”, contando sul fatto che la gente dimentica presto e dicendo, come bambini colti a fare una marachella, “…non sono stato io, è stato il Governo che ci ha detto di farlo…”. Ci siamo abituati. Anche a Roma quando si tratta di assumere decisioni ingombranti sono soliti dire che…è l’Europa che ce le chiede. E così, tra uno scaricabarile e l’altro, alla fine a non tornare sono sempre i conti nelle tasche dei cittadini. Brutte cose da dire in un periodo in cui studi di settore rivelano che in Italia 4,6 milioni di famiglie, per effetto della pandemia prima e della guerra poi, avranno presto serie difficoltà nel fare la spesa.

 

Giorgio Pezzana

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