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Caccia, il presidente dell’ATC-CA Dellarovere sfida i cinghiali e i contestatori

Polemiche sulla proposta di dare 80 euro a chi ammazza almeno 150 ungulati

Un premio per le squadre di cacciatori che raggiungono un numero minimo di abbattimenti di cinghiali. La proposta del neo presidente dell’ATC-CA di Biella, Guido Dellarovere, è piaciuta ai cacciatori ma non si è risparmiata critiche fra i cacciatori, tanto che il gruppo Meta, sabato, ha annunciato una protesta sotto casa del presidente, ad Occhieppo Superiore. Guido Dellarovere tuttavia va diritto per la sua strada. E alle proteste risponde colpo su colpo.

Presidente Dellarovere, da dove nasce una proposta del genere?

E’ piuttosto semplice, visto e considerato che la maggior parte dei danni, per gli agricoltori, sono causati dai cinghiali. E inoltre, mi sembra davvero assurdo che si continui a inseguire le sciocchezze che provengono da un certo mondo ambientalista: è ora di sfatare le dicerie delle immissioni di animali ad opera dei cacciatori, ad esempio, e prendere seriamente in considerazione che le popolazioni di questi animali aumentano esponenzialmente da sole, e senza l’intervento serio della caccia sono destinate ad uscire totalmente dal controllo visto che un maschio e una femmina adulta generano 40-50 cinghiali ogni due anni. Da qui la decisione dell’incentivo, per tentare di ottimizzare il contenimento di questi animali.

Tuttavia gli ambientalisti affermano che ci sono metodi diversi per contenerli e che se il branco viene colpito e ridotto, gli animali che rimangono tendono a riprodursi di più. Che cosa dice a riguardo?

Per prima cosa vorrei che mi spiegassero quali sono questi metodi alternativi, perché vengono sempre menzionati ma mai spiegati. La seconda affermazione, poi, è una vera e propria sciocchezza perché quando un branco diventa troppo numeroso, si divide. E non lo dico certo io, ma la natura. Queste persone dovrebbero capire che la crescita di una specie da zero a dismisura, in 20 anni, traumatizza fortemente il ciclo della natura. In altre parole, se sei un ambientalista devi saper guardare al quadro complessivo, non solo a ciò che di volta in volta ti fa più comodo. I metodi naturali sono introdurre il lupo, l’orso, la lince in natura? E’ così? Magari chiediamo anche il puma agli americani. Sono azioni assurde, perché i problemi anziché diminuire aumenterebbero, basti guardare la sola presenza nuovamente del lupo che disagi sta creando agli allevatori ad esempio.

In realtà il Meta suggerisce di aumentare la cartellonistica per ridurre gli incidenti…

Sì, ho letto, suggerirei a loro anche un bel corso di italiano per i cinghiali, così potranno leggere i cartelli e in questo modo non attraverseranno la strada e non scaveranno nei campi. Sono così bravi che immagino sappiano come farli questi corsi.

La presenza consistente del cinghiale tuttavia è un dato di fatto. Si conoscono i numeri nel Biellese?

Un censimento non è immaginabile. Il cinghiale si sposta velocemente, poi migra, cercando cibo ed è facile contare animali due o tre volte tra pianura e montagna. Si stima che la popolazione superi, a mio avviso, ma è un mio sentore, i 2500 esemplari. Ricordiamoci poi che la caccia viene fatta dove si può, ma nei parchi loro proliferano indisturbati.

Si conoscono però i numeri degli abbattimenti almeno?

Questi sì, con esattezza. Nelle ultime due stagioni (2017/2018 e 2018/2019) in montagna sono stati rispettivamente 168 e 184, mentre in pianura sono passati da 345 a 526. Però si conoscono anche i danni.

E di che cifre stiamo parlando?

In montagna di cifre più contenute, ma in aumento. I danni sono stati quantificati in circa 45.000 euro nel 2018 diventati 56.000 euro nel 2019. Mentre in pianura erano 293.000 euro e sono diventati 216.000, ma restano numeri molto alti.

E quindi, perché dare un incentivo ai cacciatori, ossia farli cacciare gratis se la loro squadra raggiunge l’obiettivo?

Non certo per una medaglia, non c’è nessuna gara, ma dobbiamo incentivare l’utilizzo di tutte le giornate venatorie a disposizione per limitare i danni. In pianura 6 squadre, rendendo un ideale 100% della loro potenzialità, produrrebbero 900 catture. Se questo avvenisse produrrebbe un costo, un mancato introito per il comparto alpino, che si riverserebbe però nel guadagno di una riduzione dei danni, inevitabile con tanti cinghiali in meno in circolazione.

Quindi si punta allo sterminio, come sostengono gli animalisti, incentivando le uccisioni?

Intanto il nostro è un calcolo massimo teorico. Poi voglio ricordare che da anni l’Atc premia l’abbattimento degli animali da anni, e continua a farlo: un euro per ogni cornacchia e cinque euro per ogni volpe. Ed anche per questo trovo davvero inutile che si strappino le vesti adesso quando queste pratiche ormai sono condivise e acclarate da anni.

Sabato attenderà la protesta sotto casa sua?

Probabilmente sabato sarò a caccia. Ma non accetto che si possa pubblicizzare la residenza di una persona senza autorizzazione, un luogo dove vive la mia famiglia. Vengano fuori dalla sede, questi signori, e non si permettano di mischiare e confondere il mio ruolo in Atc con la mia vita privata, che è al di fuori della caccia. La mia residenza e la mia famiglia hanno diritto alla loro privacy. Se vogliono parlare di abbattimenti prendano appuntamento e li riceverò in sede. Se non vogliono parlare, protestino pure a modo loro, ma sempre sotto la sede e non sotto casa mia. A tal riguardo mi riservo di prendere dei provvedimenti.

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