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Bolle di malto e bolle di sapone

Sale & pepe, la rubrica di Luigi Apicella

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“I fuochi saranno riaccesi fra un anno” cantavano i Pooh in un’annata, il 1977, carica di tensioni sociali e politiche per il Paese. Quegli anni difficili io me li ricordo bene, culminati con il rapimento di Aldo Moro il 16 marzo 1978, lo stesso giorno in cui con un pizzico di trepidazione inauguravo, in una Biella molto differente dall’attuale, il mio locale di ristorazione. E a distanza di oltre quarant’anni, mai mi sarei immaginato di vivere le stesse paure e le stesse tensioni di quegli anni, con l’incertezza per il futuro a farla da padrone e con qualche anno in più sul groppone che certamente non aiuta. Perché vedete, quei “fuochi riaccesi” della canzone non so se lo potranno essere ancora per molto a giudicare dalla guerra del e per il gas a cui stiamo assistendo impotenti dallo scorso febbraio e che rischia di modificare forse anche più del covid le nostre vite e il nostro lavoro.

Per questo ben venga a Biella questo ritrovato entusiasmo per gli ultimi eventi, come ad esempio Bolle di Malto o il mercato europeo, in grado di vincere anche la tanto citata ritrosia biellese allo scendere in piazza con qualche decibel in più. Resta però il fatto che dalle bolle di malto a quelle di sapone il passo è breve se la politica cittadina sarà sempre quella del “taccone dell’ultimo minuto” come ben citato recentemente da alcuni organi di stampa locali. Per passare “all’incasso” occorre prima aver preparato il terreno per bene, non averlo rattoppato alla bella e meglio per poi raccontare sui social che non era un rattoppo ma era un manto di ceramica.

Tutto questo, vedete, specie ora che siamo in campagna elettorale va precisato bene perché il rischio è sempre lo stesso: presentarsi ai cittadini per quello che non si è, risolutori unici di ogni magagna, salvo poi, una volta eletti, tornare ad occuparsi della propria carriera. Ed è per questo che molti di noi, se vorranno tenere aperte le proprie attività dovranno di nuovo “arrangiarsi” da soli, al di là dei proclami elettorali, perché la situazione del prossimo autunno è seria.

Così a causa di bollette e aumenti stellari di ogni tipo via le insegne o le luminarie, chiusura anticipata dei locali la sera, fuochi in cucina ridotti (che tradotto significa meno scelta di piatti nel menù) e via discorrendo. Di questo, certo, delle reali conseguenze, non se ne parla mai abbastanza, meglio occuparsi di sbarcare su tik tok o far vedere all’elettorato di saper cucinare, a fuoco basso ovviamente, gli agnolotti in tv. Di questo passo mi sa che dovremo aspettare le classiche “Calenda greche” per vedere un barlume di luce, ma anche a Biella si sa la speranza è sempre l’ultima a morire. Ps: dimenticavo, l’ultimo che legge spenga la luce!!!

Luigi Apicella

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