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Biella verso una nuova normalità

Gli sbiellati, la rubrica di Lele Ghisio

BIELLA – Bene, non resta che guardarci attorno per tentare di comprendere la nuova vita che ci aspetta. A prima vista pare diffusa la volontà – chissà quanto inconscia – di far finta di niente e tornare a vivere la vita di sempre, come se in questi mesi non fosse accaduto nulla e il mondo si fosse solo messo in pausa. Da qui gli assembramenti non richiesti, manifestazione spontanea d’incoscienza collettiva e della voglia repressa di un’omologazione che ci faccia sentire più vivi facendo tutti le stesse cose. Per una città che ha sempre fatto vanto del suo isolamento, salvo l’autodafé degli ultimi anni, è un bel paradosso col quale fare i conti.

Il desiderio di normalità non si discute

Sul desiderio di normalità non si discute. Non si può reggere a lungo uno stato d’emergenza senza pagarne il prezzo psicologico. Guerre e altri disastri lo hanno storicamente dimostrato, tanto da inventarsi una loro normalità dentro la stessa emergenza. Ci si abitua anche alla guerra e al disastro. Siamo quindi alla ricerca, all’inizio timida e poi sempre più sfrontata, di una nuova normalità che aderisca il più possibile a quella precedente. Si riaffaccia l’atavico timore del cambiamento e tentiamo così d’affrontarlo come se in fondo non lo fosse davvero, un cambiamento.

S’è così aperta la caccia alla “nuova” identità, di cui il marketing della mascherina non è altro che il sintomo più evidente: da strumento di protezione sanitaria ad accessorio d’abbigliamento il passo è stato veramente breve. La personalizzazione pone dei distinguo che però, a loro volta, al loro diffondersi si riavvolgono nel loop dell’omologazione.

La mascherina sanitaria comincia a essere percepita come mancanza di fantasia, un po’ da sfigati insomma. Figuriamoci nella città madre di giacche e cravatte d’ogni foggia e di qualità: il nuovo completo uomo sarà corredato da mascherina gessata; al femminile avremo sfoggio di volti corredati da pizzi e merletti abbinati all’abito da sera. In un’infinita replica personalizzata dell’ossessione dell’apparenza, che ingannerà ancor di più trattandosi di una maschera che nasconde il volto. Con buona pace del rossetto. Ci si chiede come facciano certi ministri a farne ancora un uso così abbondante.

Il marketing della mascherina

Il marketing della mascherina ha però rapidamente introdotto, con l’opportunismo che caratterizza certa politica, una nuova modalità di campagna elettorale d’emergenza. Praticamente non c’è sindaco dei dintorni che non si sia prodigato nello spaccio di dispositivi casa per casa, ampiamente corredato da selfie e foto opportunity d’ordinanza a favore del giornale locale. Spesso con il capo d’abbigliamento personalizzato: col tricolore, col logo della Regione, con quello delle forze dell’ordine o delle protezioni civili d’ogni ordine e grado.

Questa pratica ha portato, tra i vari effetti collaterali, a un aumento smisurato della produzione di selfie da social network del nostro sindaco e del suo vicesceriffo. Resterà a futura memoria, quello del primo cittadino in cui fa mostra di sé indivanato in cravatta mascherina e crocs ai piedi col cane a fianco? Speriamo di no, e lo speriamo per lui. Il resto della Giunta, ha mostrato invece una sorta di sobrietà a macchie di leopardo, ma la propaganda avanza comunque sul filo dell’elastico delle mascherine da esibizione.

Tra il serio e il faceto, una volta esaurito il faceto mi frulla in testa una domanda per i nostri amministratori: cos’hanno da dirci oltre alla lettura dei bollettini regionali e dei numeri di mascherine che ci sono state donate? Cos’hanno da dirci oltre alla minaccia costante di sanzioni da applicare ai disobbedienti dell’ordinanza quotidiana?

Manca la piena ripresa delle attività comunali

Alla riapertura delle attività economiche e alla libera circolazione dei cittadini, ci si sarebbe aspettati anche una piena ripresa delle attività comunali. È così? Pare di no, perché il sito cittadino riporta orari ridotti e ricevimenti esclusivamente su appuntamento almeno fino al 31 luglio. A cui seguirà agosto, un mese di paralisi annunciata e di ferie da smaltire.

Non sarebbe mica male essere messi al corrente di come l’amministrazione pubblica abbia funzionato – o meno – in regime di smart working dei dipendenti comunali. E fino a che punto questo sistema possa essere funzionale al futuro della macchina amministrativa. Con o senza Coronavirus. Con o senza mascherina colorata, che quotidianità e normalità passano anche da qui. Amministrazione, se ci sei batti un colpo. E non un selfie.
Lele Ghisio

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