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Anche a Biella avrebbe vinto la sinistra

“Pausa Caffè”, la rubrica di Giorgio Pezzana

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BIELLA – Ciò che davvero è emerso dalle consultazioni elettorali che hanno interessato lo scorso week end oltre un migliaio di Comuni italiani nonché la Regione Calabria, è stato il crollo dell’affluenza alle urne. In svariate località (Torino è tra queste) ha votato meno di un cittadino su due, vale a dire meno del 50 per cento dei chiamati alle urne. Questa evidente manifestazione di disaffezione, non deve sorprendere.

E non devono sorprendere neppure gli esiti che ne sono scaturiti, con un evidente successo, quasi ovunque, dei candidati di centrosinistra e le deludenti performances di quelli di centrodestra (convinti sino all’ultimo di cogliere consensi ed allori) e del M5S. Indro Montanelli diceva che il Pci non era un partito, ma una chiesa. E molti dei figli di quel Pci, oggi malassortiti in un Pd che credo faccia rivoltare ogni giorno Enrico Berlinguer nella tomba, hanno però continuato a sentirsi in qualche modo chiesa, avvertendo dunque il dovere di esserci, soprattutto quando è ora di portare acqua al mulino elettorale.

Il centrodestra è molto meno volitivo, più approssimativo, più spaccone e certo le baruffe interne tra Lega e FdI di queste ultime settimane non hanno giovato. E, del resto, è troppo presto per valutare sul M5S gli effetti della cura Conte. Da qui la decisione di molti di rimanere a casa, in un frangente in cui, per altro. le priorità di molti cittadini certamente non sono quelle legate alle schermaglie politiche.

A Biella non si è votato (ma di questo passo il rischio è che lo si faccia presto). Sono però convinto che se anche gli abitanti del capoluogo laniero fossero stati chiamati alle urne, a Biella come è avvenuto altrove, avrebbe vinto il centrosinistra. Sicuramente grazie alla bassa percentuale dei votanti, ma anche perché, come faceva osservare un commentatore televisivo nel pomeriggio di ieri, mentre giungevano gli ultimi voti dai seggi, il potere non è sufficiente ottenerlo, occorre poi dimostrare di saperlo gestire. Ed è proprio su questo aspetto, tutt’altro che marginale, che a palazzo Oropa stanno tremando i muri.

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