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Al via il progetto Community School: 48 partner fanno squadra per i bambini

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Al via il progetto Community School: 48 partner fanno squadra per i bambini
Imparare a scuola è importante.
Ma c’è un patrimonio di saperi e di conoscenze che risiede in altri luoghi, dalla bottega artigiana alla fabbrica, dal laboratorio creativo al campo coltivato. E un pezzetto di questo patrimonio potrebbe essere quello giusto per ispirare un giovane e fargli scoprire quello che desidera fare nel suo avvenire, magari a un passo da casa. Uno degli obiettivi di Community School, il progetto che ha preso il via giovedì 31 gennaio con il primo incontro tra i quarantotto partners, è creare un mosaico di queste conoscenze e metterle a disposizione di bambini e ragazzi del biellese, tra i 5 e i 14 anni, dalle soglie della scuola primaria al momento della scelta della scuola superiore. E ampliare l’offerta di conoscenze servirà anche a colmare il vuoto lasciato dalla cosiddetta povertà educativa, spesso frutto delle condizioni di disagio di territori e famiglie.
Community School è sostenuto dall’impresa sociale Con i Bambini, nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile grazie al bando “Nuove generazioni”: il progetto biellese ha ottenuto 665mila euro sui 734mila complessivi di valore. Il fondo è nato da un’intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo per sostenere azioni strutturate per rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori. La capofila del progetto biellese è la cooperativa Tantintenti, che ha raggruppato attorno all’idea un gruppo ricco e variegato di enti, associazioni e realtà dal territorio. «Nel redigere il piano» spiega Roberta Bacchi, presidente di Tantintenti «abbiamo ragionato molto sulle caratteristiche del territorio e sui luoghi da stimolare per far emergere le loro ricchezze».
Tra i partner si va dalle associazioni di categoria (dall’Uib alla Cna fino al Centro Territoriale del Volontariato) alle cooperative sociali impegnate quotidianamente nei rapporti con bambini e ragazzi, anche in situazioni di disabilità e di disagio, senza tralasciare il mondo dell’impresa (comprese quelle artigiane come il Birrificio Un Terzo di Pralungo) e il sostegno degli enti locali con due Comuni (Biella e Trivero-Valdilana), due unioni montane (Valle Cervo ed Elvo) e i due consorzi socioassistenziali Iris e Cissabo. Ma il fulcro del progetto saranno le scuole, che si apriranno ai soggetti partner del progetto per aumentare l’offerta di conoscenza a disposizione dei loro allievi: quattro scuole dell’infanzia e otto istituti comprensivi fanno parte della squadra.
Il primo incontro di giovedì 31 è servito a dare il via ufficiale al progetto che dalle prossime settimane si svilupperà con le prime azioni sul territorio, in una capillare serie di interventi che il progetto stesso definisce “agopuntura urbana in ambito socio-educativo”, per identificare e intervenire nei punti nevralgici del territorio dove le azioni potranno essere più efficaci.
Il contesto in cui si opererà è permeato da condizioni di necessità: un territorio che fino a vent’anni fa offriva piena occupazione e invogliava i giovani a non andare oltre l’obbligo scolastico ora presenta un quadro completamente diverso, senza che una strategia educativa e occupazionale efficace abbiano dato risposte. A questo si aggiungono il calo della natalità in un territorio dall’età media in crescita e frammentato in 79 Comuni per meno di 180mila abitanti e condizioni socioeconomiche deteriorate, con coppie divorziate superiori alla media nazionale e un numero crescente di interventi dei servizi sociali per problemi economici ed abitativi. L’obiettivo di breve periodo è di coprire le carenze e i disagi che coinvolgono i minori nel processo educativo. Quello di lungo periodo è rispondere a una domanda che i bambini e ragazzi si faranno: «Dove sarò tra dieci anni?». La speranza è di fornire gli strumenti e gli stimoli sufficienti perché la risposta sia «nel Biellese».

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