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La rivolta dei tabaccai

Mattinata dura per i fumatori incalliti rimasti senza sigarette: fino a mezzogiorno hanno dovuto fare a meno della nicotina perché i tabaccai italiani sono in sciopero. L'iniziativa è stata presa a livello nazionale dalla Fit, la federazione della categoria, sul piede di guerra per i recenti ribassi applicati da alcune multinazionali del tabacco, che sono andati a incidere ulteriormente sui guadagni degli esercenti. Si tratta, però, dell'ultima goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo da tempo.

Mattinata dura per i fumatori incalliti rimasti senza sigarette: fino a mezzogiorno hanno dovuto fare a meno della nicotina perché i tabaccai italiani sono in sciopero. L’iniziativa è stata presa a livello nazionale dalla Fit, la federazione della categoria, sul piede di guerra per i recenti ribassi applicati da alcune multinazionali del tabacco, che sono andati a incidere ulteriormente sui guadagni degli esercenti. Si tratta, però, dell’ultima goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo da tempo.

Mattinata dura per i fumatori incalliti rimasti senza sigarette: fino a mezzogiorno hanno dovuto fare a meno della nicotina perché i tabaccai italiani sono in sciopero.

L’iniziativa è stata presa a livello nazionale dalla Fit, la federazione della categoria, sul piede di guerra per i recenti ribassi applicati da alcune multinazionali del tabacco, che sono andati a incidere ulteriormente sui guadagni degli esercenti. Si tratta, però, dell’ultima goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo da tempo.

“Chiediamo – spiega Barbara Aloe da una tabaccheria di via Italia – un aumento dei guadagni, visto che sono tra i più bassi d’Europa. In Francia la percentuale sul singolo pacchetto è circa il doppio”.

I rivenditori di sigarette “si tengono” il 10% del totale. Per questo l’improvviso passaggio del prezzo, ad esempio, da 4,60 a 4 euro, deciso da uno dei marchi più noti senza preavviso, non è stato affatto gradito.

“Noi dobbiamo pagare in anticipo – continua Aloe – quindi abbiamo acquistato quel prodotto al prezzo pieno (al quale va sottratto, come detto, il 10 per cento, ndr) e ora ci troviamo a dover rivendere le scorte a un prezzo molto più basso perché nessuno ci avvertiti per tempo”.

Quindi per tutto il mese di marzo, ogni lunedì mattina, i tabaccai chiederanno un cambio di rotta al governo smettendo di vendere le “bionde”, come recita il cartello affisso nei punti vendita aderenti: “Contro un governo che aumenta i costi e diminuisce i ricavi, lunedì mattina non vendiamo tabacchi per sciopero”.

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