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Il radioamatore che lanciò il messaggio di aiuto durante l’alluvione del 1968

Alluvione del 68

Il radioamatore che lanciò il messaggio di aiuto durante l’alluvione del 1968.
Alluvione del 1968
Nei giorni dell’alluvione nella valle di Mosso la radio di Tito Tallia Galoppo (I1 AMA) servì a tenere i contatti e lanciare la richiesta di aiuto. Tra l’1 e il 2 novembre 1968 infatti la vallata era completamente isolata e non tutti sapevano ancora cosa fosse successo.
Tito Tallia Galoppo
Tito Tallia Galoppo, socio fondatore della Sezione di Trivero classe 1930 ancora oggi risiede a Strona dove ha operato nel proprio laboratorio di radiotecnico. E’ anche socio fondatore dell’Ari Trivero. E proprio l’attuale presidente Alberto Genova ha voluto incontrarlo per una intervista.

Tito come hai vissuto quei terribili giorni del lontano novembre 1968 ?

Sabato 2 novembre 1968 alle 18.30 la luce da tempo ballerina era mancata completamente, poco più tardi in negozio sono arrivate parecchie persone a chiedermi delle batterie. L’ultimo ad entrare in negozio quella sera è stato il Franco Saviolo che mi chiese di poter usare il telefono e riuscì a parlare a malapena con sua moglie, poi il telefono cessò di funzionare. Alle ore 21 bussano alla porta; erano gli amministratori Comunali e un gruppo di volontari tutti bagnati che mi chiedono di usare il telefono.

Tito ma nel frattempo pioveva sempre ?

Si pioveva sempre e pioveva con una violenza quasi tipica del periodo estivo. Dicevamo che gli amministratori Comunali mi chiesero di poter usare il telefono ma il telefono, non funzionava più ormai da quasi un’ora, la situazione era drammatica; gli amministratori mi illustrarono gli ultimi avvenimenti in tutta la loro complessità. Verso le 19 tre donne che tornavano dal lavoro a piedi sono state travolte da una frana; due sono salve mentre la terza è dispersa; a Boero è caduta una frana dietro alla casa di Morani Romolo, il pilastro di cemento ha ceduto ed ha colpito il proprietario, il figlio nel tentativo di salvare il padre ha le gambe bloccate sotto il pilastro.
Quindi non avevate nessun mezzo di comunicazione attivo ?
Sì effettivamente era così, le strade erano impraticabili per frane presenti dappertutto, l’acqua continuava a cadere in modo incessante e il telefono ormai non funzionava più da tempo. Improvvisamente mi ricordai di aver acquistato in estate un ricetrasmettitore della Labes, il modello RT144B e dissi agli amministratori, non siamo soli tentiamo il colpo, andammo nella stanza ove ancora oggi ho la stazione radio e al bagliore delle pile trovai il Labes. Aveva ancora le pile inserite, lo collegai all’antenna, sai in quel periodo avevo le 4 x 11 elementi Fracarro, ricordo che quella sera c’era un contest, iniziai a chiamare e subito mi rispose un OM del lago di Garda che non ricordo più il nominativo, iniziai subito il mio drammatico QTC dissi: fin che posso trasmettere divulga queste notizie abbiamo morti, frane, siamo isolati senza luce e telefono, vedi di far intervenire con urgenza i Vigili del Fuoco, vedi di avvisare la Prefettura, le autorità indicando inoltre che gli aiuti possono raggiungerci solo a piedi. Il mio QTC fu ascoltato anche da I1 AME Pellegrini da Brugherio e da I1 BPX Gilardino, allora Presidente della Sezione di Biella. Gilardino subito mi chiese cosa stava succedendo in vallata, io lo pregai di avvisare le autorità Biellesi e Gilardino mi promise una risposta entro 20 minuti.

Tito Come sono trascorsi quei 20 minuti ?

Molto velocemente, presa l’ultima pila che avevo in negozio, con gli amministratori comunali e il gruppo dei volontari, sono andato a vedere la frana di cui ti parlavo prima. Abbiamo trovato l’ombrello, una scarpa, alcune pagnotte non consumate durante il turno lavorativo ma della donna purtroppo nulla. La sventurata fu ritrovata otto giorni più tardi, duecento metri più a valle, sotto due metri di fango.

Tito ma tu aspettavi una risposta di I1 BPX ?

Gilardino mi stava chiamando e mi mise al corrente che non eravamo gli unici ad avere grossi problemi. Sono rimasto in collegamento con i radioamatori di Biella sino a quando le pile si sono esaurite e non sono più riuscito ad andare in trasmissione.

Poi cosa hai fatto Tito ?

Alle prime luci dell’alba con gli amministratori Comunali ed altri siamo scesi a Campore: a Campore il torrente Strona aveva una portata d’acqua mai vista; sotto il fango ho visto il corpo riverso di un uomo anziano e la cosa mi colpì particolarmente; poco più avanti ho incontrato il dottor Franco Bozzo impegnato nella sua attività di medico. Il nostro era un peregrinare in mezzo a distruzione, morti, desolazione, gente che piangeva perché aveva perso tutto, avevamo un taccuino e ci segnavamo i nomi delle persone morte e disperse.

Tito ma la corrente elettrica era ritornata ?

No, siamo rimasti quattro giorni senza corrente elettrica. Quella mattina prelevai una batteria da un’automobile e così ho potuto far funzionare ancora il mio Labes, mi rimisi in collegamento con i radioamatori di Biella, quel piccolo apparecchio era l’unico mezzo con il quale eravamo in contatto con il resto del mondo.

Tito che traffico facevi ?

La porta di casa fu lasciata aperta, era un continuo alternarsi di amministratori Comunali, Carabinieri, Autorità locali, funzionari delle Poste e gente comune per i quali trasmettevo messaggi in continuazione. Comunicavo con Biella e loro mi inviavano gli elicotteri con quanto richiedevo; pane, lievito, viveri vari, generi alimentari, coperte, casse da morto, vestiti. Però vedi gli elicotteri non sempre potevano alzarsi in volo in quanto il cielo in quei giorni era molto nuvoloso. Allora mandavo mia moglie in vedetta sul terrazzo di casa, lei scrutava le condizioni meteorologiche quando erano buone mi avvisava così io facevo partire gli elicotteri. I funzionari delle Poste mi portavano i telegrammi da trasmettere al centro delle poste di Novara ove c’era I1 ZCT. E poi Alberto si comunicava con la rete di radioamatori che erano stati dislocati in tutto il Biellese, alcuni risiedevano nelle zone disastrate altri sono stati inviati appositamente in paesi ove non c’erano radioamatori residenti o in zone di particolare gravità. Dalla vicina Sezione di Biella e dalla Lomellina ci inviarono operatori che con abnegazione anche loro operarono al nostro fianco per diversi giorni ricordo I1 RRT, I1 CRB, I1 VLL, I1 DAU, I1 RIP, I1 TUA e altri che ora non ricordo. A Biella ero in continuo collegamento con I1 PDI e I1 BPX. Sul territorio erano presenti anche: I1 TVG Giorgio Torello Viera inviato a Crocemosso e poi successivamente a Mosso S. Maria per comunicarmi le condizioni anche di quelle parti I1 IDX Furno Gianfranco operava da Trivero, I1 CAI Antonio Busa operava da Mosso S. Maria, I1 USA Roberto Lora Ronco era a Portula, I1 ATS Walter Cereia Varale mi relazionava su quanto succedeva a Soprana. Nel torrente Strona si trovò l’automobile della guardia notturna del Lanificio Poalla, ogni giorno i familiari mi pregavano di collegarmi con l’ospedale di Biella per conoscere se avevano registrato un nuovo infortunato. Il corpo dello sventurato fu invece ritrovato dopo circa un anno.

Tito per quanti giorni hai continuato ad operare ?

Per tre giorni consecutivi non ho dormito. Dopo tre giorni è arrivato un pilota di elicotteri radioamatore di Milano, era equipaggiato di ricetrasmettitore e gruppo elettrogeno, mi ha aiutato nel mio lavoro per mezza giornata poi è dovuto ripartire. Nel frattempo erano arrivati anche i militari del 53° Fanteria ed io sono stato interpellato per conoscere ove installare la loro stazione radio operante a 50 MHz. Stazione radio che gli avrebbe permesso di tenersi in collegamento con la Prefettura di Vercelli. Mercoledì trasmisi per conto del comune di Strona un lungo telegramma che inoltrai alla Capitale a diversi indirizzi; era una dettagliata relazione tecnica illustrante gli avvenimenti.

E dopo una settimana?

Lla luce elettrica era ritornata, il telefono aveva ripreso a funzionare e le comunicazioni erano state ripristinate anche se non definitivamente, il nostro compito si poteva considerare concluso. In chiesa le bare degli sventurati erano allineate per il riconoscimento e per l’ultimo saluto. In tutta la vallata la vita riprendeva lentamente, si ripuliva il tutto dal fango, si ricostruivano le case distrutte, si rimettevano in funzione le fabbriche tessili. I radioamatori ora iniziavano a sentire la stanchezza però erano felici per aver contribuito ad aiutare chi aveva bisogno.

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