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Politica

Eravamo cinque amici al bar

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Erano cinque, come le dita di una mano, i cavalieri dell'Apocalisse, i vertici dell'uomo vitruviamo, le punte del pentacolo satanista e della stella delle Brigate Rosse.   Ne resterà uno che, sommando su di sè tutte le simbologie esoteriche di cui sopra, metterà la propria faccia, i propri talenti,  le speranze e i sogni nella sfida per conquistare, il 25 maggio prossimo, la carica di Sindaco della città di Biella.  Per fare cosa?   Vedremo.

Sto parlando dei candidati biellesi alle primarie del centro sinistra, che si svolgono oggi, per la selezione dello sfidante di Dino Gentile alla carica di primo cittadino di Biella.   Li ho visti, e insieme ad altri colleghi li ho interrogati, mercoledì sera a Palazzo Ferrero nel corso di una affollata diretta tv strutturata secondo un format televisivo americano che al ritmo e all'agilità sacrifica la dialettica (il che non è male) ma soprattutto le possibilità di approfondimento.  Si resta in superficie, si galleggia su slogan e frasi ad effetto, si monumentalizza un pragmatismo di maniera che, forse, talvolta cela un vuoto di idealità. 

Al cronista, vanamente stimolato dall'ottimo conduttore, Marco Cassisa, a porre domande "cattive" fuori contesto, restano due strade per raccontare la serata: la cronaca asciutta di ciò che, da parte di ciascuno, s'è detto, o le impressioni che se ne sono ricavate.   Scelgo la seconda perché l'operazione, come tutto ciò che riguarda la politica e non soltanto, è mediatica e alle sue regole ogni considerazione va rapportata e parametrata.
Ansermino, Cavicchioli, Coen Sacerdotti, Fazzari, Varnero sono brave persone, preparate, tutte più o meno dotate di quel nuovismo che sembra essere il requisito essenziale per far politica.

Tutte disponibili e desiderose, credo sinceramente, di lavorare per il bene comune.  Parità.   Ma chi, fra queste, ha quella marcia in più necessaria per contrastare sul terreno della comunicazione, che purtroppo è quello decisivo, quell'animale da palcoscenico che è Dino Gentile?   Qui il campo, a mio sommesso avviso, si restringe a due: Ansermino e Cavicchioli.  Il primo ha dalla sua un'esperienza ventennale di amministratore (è Sindaco di Occhieppo), una dialettica sobria, convincente e nutrita di solida competenza, una gradevole inclinazione (forse da moderare un po') all'evocazione del sogno e della visione, un'attività professionale che lo mette a quotidiano contatto con i misteri eleusini dell'economia, un look da migliorare per meglio "bucare il video".
 Cavicchioli ha nella propria verginità politica uno dei punti di forza, è rassicurante e determinato, parla bene (è avvocato) senza fumisterie e politichese ma con qualche banalità da eliminare, sembra esercitare un buon controllo, vagamente magnetico, sull'uditorio, il suo look è quasi perfetto.

Questo non è un endorsement, un appoggio, un sostegno, un 'approvazione.  Sono le riflessione di uno che la società dei media e i meccanismi che sono alla base della formazione del consenso un po' li conosce.  Al netto dei contenuti, a cui il sistema della comunicazione attribuisce peso ed importanza secondarie: la gente, in netta prevalenza, oggi vota chi ispira fiducia e apre squarci di futuro, o chi polarizza la rabbia e promette taumaturgici sconquassi.  In entrambi i casi il gioco avviene sul terreno dell'emozione.  Ragione e calcolo sono outsiders.
Questa sera sapremo.   
 (giulianoramella@tiscali.it)

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