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I nostri giovani hanno bisogno di spazi e risorse

Tra le Righe di Enrico Neiretti

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BIELLA – Devo confessare che non conoscevo il termine hackathon: in realtà, scopro, è una crasi di altri due termini, hack (in informatica violare) e marathon (maratona), nasce in ambito -appunto- informatico e definisce un evento a cui partecipano diverse persone che si organizzano in squadre, le quali presentano ognuna un proprio progetto.

Spero di non essere stato troppo impreciso nella mia spiegazione -mi perdoneranno coloro che hanno più competenze di me in questo- ma ciò che mi interessa è prendere spunto da un evento di questo tipo, che si terrà nel biellese nei prossimi giorni, per fare qualche riflessione.
Ma procediamo con ordine.

Scorrendo la pagina online di questo giornale qualche giorno fa, ho letto un articolo che parlava, appunto, dell’hackathon “BiFuture”, organizzato dalla Fondazione BIellezza: un laboratorio dedicato al tema del turismo giovanile in cui venti ragazzi, suddivisi in squadre, gareggeranno presentando i loro progetti. L’evento si svolgerà tra il 25 e il 27 ottobre a Palazzo Gromo Losa e a La Bürsch di Campiglia Cervo.
Dunque, a parte l’opportunità che ho avuto di imparare un nuovo termine, ho trovato interessante questa notizia. Così come ho trovato molto interessante un’altra notizia di qualche giorno fa, che ha raccontato lo svolgimento, all’inizio di ottobre, dell’Open Night dell’Accademia Unidee organizzata in collaborazione con l’associazione “Niente da fare a Biella”, un gruppo di ragazzi che si ritrova con l’idea di stimolare attività e dialogo in ambito giovanile.

Due eventi di natura diversa, più raccolto e tecnico il primo, più ampio e partecipato il secondo, che hanno il merito di porre la questione del coinvolgimento giovanile nelle dinamiche della vita sociale del territorio.
Biella è ahimè nota -ne abbiamo parlato spesso qui- per una certa inerzia nella propria socialità. Ma se questo per i cittadini più adulti ed attempati è un problema relativo, per i giovani è invece un forte limite. Dunque le iniziative che aprono spazi ai ragazzi e danno loro strumenti per organizzare progetti, sono sempre da accogliere con entusiasmo.

La mentalità corrente purtroppo è permeata di una certa ostilità nei confronti del mondo giovanile. Credo che a tutti sia capitato di trovasi in qualche modo invischiati nelle stantie e superficiali discussioni da bar sui giovani che “non hanno più voglia di lavorare”. Oppure in stolide considerazioni sulla scuola che non “prepara più per il mondo del lavoro”.

Per arrivare, sull’onda di questa visione piccina, ad un ribaltamento grottesco in cui la scuola dovrebbe insegnare ai ragazzi a lavorare, mentre il mondo del lavoro si arroga il diritto di insegnare loro come vivere.
E se invece i giovani avessero semplicemente bisogno di spazi e di situazioni in cui sperimentare, di luoghi di socialità veri in cui poter vivere tutto il loro potenziale e anche le loro contraddizioni per esprimersi al di fuori dei cliché? La carica creativa e innovativa dei ragazzi è un patrimonio prezioso che darà di certo frutti nel futuro.

L’ottusità di certe visioni ha già bruciato tante possibilità di evoluzione in passato e oggi vediamo i frutti marci di una certa mentalità censoria.
C’è davvero un grande bisogno di una visione orientata ai giovani e di politiche serie capaci di destinare risorse ai progetti giovanili. Già, perché senza risorse, lo dimostrano gli esempi di cui ho parlato sopra, è impossibile organizzare attività, spazi, iniziative che siano realmente fruibili e che possano fare da base per progetti di coinvolgimento e di crescita.

 

Enrico Neiretti

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