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Eventi e cultura

La caffetteria di Cittadellarte

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Un luogo di ristorazione basato sulla qualità, sull’etica e sul senso delle relazioni umane che entra in ogni cosa, come la vera materia di cui si compone il mondo sociale

Questa volta vi racconto una storia che avviene qui, a Biella, proprio a casa nostra. Io credo sia una bella storia. Ma soprattutto è una storia a cui ognuno di voi può partecipare venendo ad aggiungere una parola o un capitolo. Come? Per cominciare sedendosi a tavola.

Cittadellarte ha uno spazio caffetteria dedicato al servizio per i visitatori.

Negli anni si sono avvicendati alla gestione artisti tailandesi, cuochi biellesi, giovani migranti marocchini, ex manager di aziende tessili… ci sono stati eventi più diversi e strani, come quando si è fatta la cena geopolitica, con il gruppo di Biella in Transizione (http://bielleseintransizione.wordpress.com/), dove ogni commensale aveva solo un ingrediente o un utensile (posata o piatto o bicchiere…), ma in quantità assai superiore alle sue necessità: per mangiare, quindi, doveva scambiare con gli altri, entrare nel “gioco” della negoziazione per cui alla fine ciascuno dovrebbe avere tutto di tutto, in base all'efficienza del mercato. Erano 70, gli invitati: ognuno rappresentava uno Stato nazionale nella situazione estremizzata di possedere grandissima quantità di un'unica risorsa. Beh, vi lascio immaginare la cena! Anzi: vi invito a provare voi stessi ad organizzarne una coi vostri amici e poi raccontarmi com'è andata.

A fine 2012, però, ci siamo ritrovati senza una gestione, anche perché come si potrà immaginare non è facile gestire un ristorante in un luogo così pieno di idee e “richieste” come Cittadellarte.

Abbiamo così iniziato a incontrarci con un gruppo di persone messo insieme secondo una selezione basata sulla stima o anche su una sensazione. Facevamo, tanto per non divagare troppo, delle cene.

Questa iniziativa era condotta da Armona, la figlia di Pistoletto, architetto e designer, curatrice di molti diversi progetti a Cittadellarte, tra cui Let EAT Bi, ampia iniziativa in cantiere, dedicata alla Terra intesa come bene comune, di cui parleremo in un'altra occasione e nel cui ambito ha avuto origine la nuova vita della Caffetteria di Cittadellarte così come vi sto raccontando.

A questo percorso di incontri partecipavano diversi soggetti carichi di storie e idee ed energie e sogni e competenze. Così, grazie a uno dei fondatori della cooperativa Viaggi e Miraggi, Enrico, a sua volta invitato da Fiorella, membro di Biella in transizione, entrò nel gruppo un ragazzo (si fa per dire) dagli occhietti vispi e dal carattere molto biellese, il contrario dello smargiassone, uno che parla poco, ascolta, e si dà da fare. Massimo, infatti, aveva dato vita a diverse iniziative di impresa sociale, cooperative o altri organismi non profit il cui obbiettivo era la cura degli anziani oppure l'assistenza ai giovanissimi, insomma: uno delle centinaia di migliaia di italiani che, di propria iniziativa, tengono in piedi (a volte letteralmente) la struttura sociale del nostro Paese. La cosiddetta società civile, aggettivo che lascia maliziosamente intendere che l'altra (di società) civile non sia…

Massimo negli ultimi anni ha messo in campo a Biella la Bottega del Commercio Equo e Solidale, in via Italia, creando una cooperativa che fa parte di quella costellazione che si chiama Consorzio Altromercato, una grande impresa in tutti i sensi (http://www.altromercato.it).

E poi, insaziabile?, ha aperto il bar Solletico, sempre in via Italia.

Ascoltava, all'inizio, Massimo; e lasciava trasparire solo un certo scetticismo di fronte all'ulteriore impegno di avviare (o riavviare) a Cittadellarte un luogo di ristorazione basato sulla qualità, sull'etica e sul senso delle relazioni umane che entra in ogni cosa, come la vera materia di cui si compone il mondo sociale. Alla fine, però, si è preso sulle spalle (non da solo, come vedremo) questo che potrebbe sembrare un progetto utopico. Il fatto è che c'è gente che si nutre di cose così, se no chi penserebbe mai di vivere dei proventi di una cooperativa che aiuta i disoccupati o i senza tetto o le persone con gravi difficoltà? Non è un mestiere che si fa per guadagnare. Per lo meno non per guadagnare denaro, che però, alla fine, è quello che devi usare per comprare le cose di cui hai bisogno. Ma ce n'è in giro di gente così. E il Biellese ne è davvero pieno. Se non sono degli artivatori nel senso che alcuni di voi avranno imparato a intendere attraverso questa rubrica (cioè persone che avviano e gestiscono iniziative che partendo dalla creatività e dall'arte agiscono direttamente nel tessuto sociale e contribuiscono a rendere le cose migliori), ne condividono molti tratti e soprattutto una visione della vita.

Adesso, c'è, esiste, questa cosa che non è più un progetto utopico; ha un nome che la dice lunga, questo ristorante; si chiama LuogoComune, tutto attaccato, l'equoristoro di Cittadellarte. È gestito da gente la cui storia andrebbe raccontata anche da sola; c'è Elisa, che ha lasciato una cooperativa sociale avviata e ben funzionante a Milano per venire a Biella, un cervello e un cuore importati nel nostro territorio; c'è Valentina che con Massimo, al Solletico, organizzava già dei progetti educativi sul cibo per le scuole e ha un viso che sprizza vitalità; c'è Fabrizio, uno chef vero, uno sciatore, un altro che non perde tempo a parlare inutile; e Chiara, figlia d'arte (la sua famiglia ha una delle aziende agricole tra le più innovative e interessanti, un'esperienza che fa scuola letteralmente), studentessa di filosofia e della scuola alberghiera e poi Jawaad, un giovane marocchino la cui storia rappresenta il nostro mondo, una delle persone con la più profonda tensione per la rettitudine che io abbia conosciuto. Che cosa fanno insieme a Cittadellarte, in Cittadellarte, queste persone così diverse? Che cosa li ha portati qui? Beh, possiamo dirlo: un luogoComune. Era una fabbrica in disuso, in gran parte abbandonata, il complesso di Via Serralunga dove Pistoletto negli anni '90 creò Cittadellarte. Adesso è qualcos'altro. Nei prossimi articoli, tra storie di altri luoghi del mondo, vi racconterò che cosa. E spero che nel frattempo qualcuno di voi verrà a vedere di persona per farne davvero un luogoComune.

Paolo Naldini