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Eventi e cultura

E’ sbagliato censurare i suicidi

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Caro Massimo De Nuzzo, ti chiedo oggi, anziché pubblicare una delle mie “Falùspe” di dare spazio a questa riflessione.

Ci si chiede se sia giusto o meno dare notizia con nome e cognome dei suicidi che avvengono con troppa frequenza anche nel Biellese. Potrebbe sembrare che di questi tempi i suicidi siano aumentati a dismisura rispetto al passato.

Non è così, secondo me. Io sono convinto che un tempo sia per pudore sia per (sbagliata) scelta giornalistica tali notizie non venivano pubblicate, ma erano già numerose queste tragedie. Così come non venivano pubblicate tante altre notizie. E così il nostro Biellese appariva come il paese in cui non succedeva niente di brutto: niente droga, niente suicidi, niente stupri, men che meno a livello familiare.

Il Biellese risulta ancora oggi all'esterno come il ricco paese, pieno di paperoni con il conto in banca solidissimo. Per cui quando si chiede al governo un aiuto, siamo guardati tutti con diffidenza: i soliti biellesi che fanno finta di essere poveri! E invece una gran parte di noi è veramente povera ed è veramente depressa ed ha bisogno di avere di nuovo fiducia nelle proprie capacità.

Normalmente sono considerato un “buonista” che ama scrivere articoli guardando spesso i lati positivi. Questo è vero, io cerco sempre i risvolti positivi della vita ed essendo stufo di leggere solo cattive notizie ho proposto a Massimo De Nuzzo, direttore della “Nuova Provincia di Biella”, di fare una rubrica di “Faluspe”, ossia di persone a cui piace vivere costruendo o tentando di costruire un futuro migliore.

Però sarei stupido e ingiusto a pensare che il giornale debba essere fatto solo di belle notizie! Caso mai io sarei per limitare la cronaca a descrizioni scarne che rispondano in poche parole alle classiche cinque domande del giornalista (chi, dove, quando, come e perché). E per quanto riguarda i suicidi lascerei in sospeso il perchè, così come avevo fatto con sofferenza sul settimanale biellese “Baita”, ricordando la morte per suicidio di un mio carissimo amico e compagno di scuola.

Su un fatto invece sarei severissimo come mi diceva l'indimenticabile collega Mario Pozzo: non bisogna consentire di scrivere nome e cognome di chi ha tentato il suicidio, perché questa notizia può veramente indurre la persona a ritentare! Parliamone dunque, così come ha voluto coraggiosamente fare lo stesso Giuliano Ramella, colpito da una tragedia familiare di questo tipo.

Parliamone con i toni e con il rispetto giusti, parliamone con la serietà e la pacatezza giuste come stanno facendo il dottor Roberto Merli e altri  psicologi. Sappiamo anche valutare se è meglio limitarsi alle classiche due righe. Quando però faremo sapere a tutti i nostri lettori che c'è sempre una strada d'uscita per ogni tipo di problema (compresa la libera scelta di porre fine alla propria vita quando costretti ad uno stato vegetativo) avremo compiuto anche la nostra capacità di cittadini, di giornalisti ad aiutare questa società a diventare più matura e soprattutto più felice di vivere questa vita.

Massimiliano Zegna